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mercoledì 28 aprile 2010

bibliografia_0.1.4

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lunedì 19 aprile 2010

Prospettive sui Consigli, la gestione operaia, e la Sinistra tedesca (1974), di Pierre Guillaume

La costituzione della classe in Consigli dimostra che essa si organizza su obiettivi propri, ma non dice niente sulla natura di questi obiettivi, né sulle divisioni che possono esistere all'interno di questa classe. Tutti i problemi della rivoluzione tedesca ruotarono attorno a questo fatto, che determinò tutte le sue fluttuazioni. Man mano che la frazione più intelligente degli ufficiali comprendeva occorreva accordare la pace per salvare ciò che considerava l'essenziale, e a partire dal momento in cui la socialdemocrazia aderì alla pace, la maggior parte del movimento ricadde. Ma, fin dall'inizio, la rivoluzione tedesca fu più che un movimento per la pace: in effetti, se i primi Consigli furono Consigli di soldati, esisteva da diversi anni nelle fabbriche ciò che si chiamava l'organizzazione dei "fiduciari", cioè delegati operai, coordinati di fabbrica in fabbrica, che lottavano contro il supersfruttamento dovuto alla guerra, su posizioni assai più "classiste" ed economiche dei Consigli dei soldati. Il movimento dei Consigli dei soldati si coordinò, e apparve un'organizzazione di Consigli di operai e soldati in tutta la Germania, basata principalmente sui Consigli di fabbrica. D'altra parte, la pace creò in Germania una situazione economica assolutamente mostruosa, largamente aggravata dalla politica della Francia e delle altre potenze vittoriose. Oltre al problema della pace, la rivoluzione tedesca si articolò dunque su delle rivendicazioni proletarie che culminarono in scioperi e insurrezioni. Ogni volta si vide lo stesso meccanismo mettersi in azione. Quando il capitale si mostrava incapace di soddisfare delle rivendicazioni elementari, i rivoluzionari - gli elementi più radicali - erano portati alla testa del movimento, ma, dacché una parte di queste rivendicazioni erano soddisfatte, il movimento ricadeva. Malgrado la presenza di minoranze radicali un po' dappertutto, esso non fu mai capace di unificarsi in una prospettiva nazionale e internazionale, tanto più che la Germania era ancora mal unificata (l'unificazione del 1871 aveva lasciato sussistere le dinastie locali in Baviera, in Prussia eccetera, che furono rovesciate solo nel 1918). Si assistette a esplosioni e a sconfitte separate, regione per regione, provocate d'altronde dalla classe dominante, senza dubbio la più intelligente del mondo. I rivoluzionari analizzarono queste esperienze; e si può dire che conobbero tutte le forme possibili di controrivoluzione, il che costituisce la straordinaria ricchezza della Sinistra tedesca. In particolare, essi furono i primi a vedere che la crisi economica, fino ad allora considerata dai rivoluzionari come il precursore della rivoluzione, poteva essere un'arma manipolata dalla controrivoluzione. Per esempio, la borghesia tedesca seppe utilizzare le possibilità restanti di aggravare o ridurre l'ampiezza della crisi economica per separare differenti strati all'interno del proletariato, e in particolare per suscitare una divisione fondamentale tra i disoccupati e gli occupati. Fece schiacciare il movimento rivoluzionario dei disoccupati (che non potevano trovare soluzioni pratiche alla loro situazione se non in un esito rivoluzionario) dagli operai organizzati - talvolta nei sindacati, ma anche nei Consigli operai -, che avevano, loro, almeno un lavoro e un salario. In generale, la rivoluzione tedesca, al contrario di quella russa, è la sola a essere realmente istruttiva per la comprensione della rivoluzione moderna. Ormai se ne può conoscere la storia attraverso gli studi e i documenti che cominciano ad apparire. Ma l'essenziale è vedere quel che ne è restato, ed estrarre ciò che essa ancora significa d'importante per noi.
Uno degli aspetti più notevoli è che la rivoluzione tedesca fu fatta sulla parola d'ordine: "Usciamo dai sindacati!". Mentre nessuno si era autonomizzato rispetto ai sindacati e alla socialdemocrazia prima della guerra, le organizzazioni ultrasinistre raggrupparono centinaia di migliaia e persino milioni di lavoratori su posizioni rivoluzionarie. Le organizzazioni politiche quali il KAPD(1) furono in certi momenti strutture di massa più potenti del Partito Comunista legato all'Internazionale Comunista.
Da una parte, i sindacati si erano completamente integrati alla guerra, come d'altronde negli altri Paesi, a gradi diversi. Luddendorff doveva rendere loro omaggio dichiarando che giammai lo sforzo bellico sarebbe stato possibile senza la collaborazione dei sindacati e del Partito Socialdemocratico. Dall'altra, i comunisti di sinistra non raccomandavano di uscire dai sindacati per formarne altri. Questa parola d'ordine corrispondeva a un rifiuto totale delle forme sindacali di organizzazione, e si accompagnava alla creazione pratica da parte del proletariato di organismi assai differenti: le "Unioni" controllate alla base. Una delle acquisizioni di questo periodo è del resto il rigetto della separazione tra organizzazioni politiche ed economiche (partito/sindacato). All'inizio esistevano parallelamente il KAPD e l'AAU(2), che raggruppava le Unioni operaie nelle imprese. Ben presto, questa dualità fu respinta a favore di una forma di organizzazione cosiddetta "unitaria", ove non c'era più alcuna distinzione tra l'organo-partito politico e l'organo-lotta economica. La nascita di questo tipo di organizzazione (che si coordinava nell'AAU-E)(3) non era il frutto della volontà o della propaganda. Quando il proletariato è di fronte a compiti rivoluzionari, questa separazione cade da sé. Il solo fatto che ci si possa porre il problema di una differenza tra organo politico (che difende la prospettiva a lungo termine e che lotta per il potere), e organo economico (che lotta per degli obiettivi limitati), prova che la tappa in cui è allora il proletariato non è rivoluzionaria. Del resto, la rivoluzione comunista include per definizione la distruzione dell'economia e della politica, e dunque dell'economico e del politico, come domini specializzati e separati.
I gruppi come il KAPD fecero fin dall'inizio un'analisi profondamente giusta della Russia e del ciclo della rivoluzione mondiale. Bisogna dire che furono ugualmente i soli a sostenere militarmente ed efficacemente, con insurrezioni, attacchi a convogli militari eccetera, la rivoluzione russa, malgrado la loro severa critica dell'orientamento dei bolscevichi e dell'Internazionale Comunista. L'evoluzione di questi gruppi illustra tutto il problema delle organizzazioni rivoluzionarie. Queste organizzazioni scomparvero rapidissimamente, man mano che la rivoluzione veniva vinta e che il proletariato rifluiva verso posizioni disperate o difensive (puramente riformiste: integrazione alla società capitalista). L'arrivo di nuovi problemi le fece scoppiare su quasi tutti i punti con le reazioni abituali: terrorismo generato dalla disperazione, attivismo... Non dimentichiamo che la rivoluzione tedesca fu schiacciata dalla socialdemocrazia: l'intera storia tedesca tra le due guerre, compresa la nascita del fascismo, non si comprende se non in relazione a questo annientamento. Tutta l'evoluzione del fascismo non ha senso se non la si lega alla rivoluzione tedesca, giacché esso fu in gran parte l'esecutore testamentario della rivoluzione tedesca. I rivoluzionari e le frazioni più radicali della classe operaia (in particolare i disoccupati) erano stati battuti, ma la Repubblica di Weimar (1919-1933), inizialmente creata e animata dalla socialdemocrazia e dai sindacati, nondimeno era stata incapace di mettere ordine nell'economia e di soddisfare le rivendicazioni dei disoccupati, unificando il capitale nazionale tedesco: solo il fascismo poté ridare lavoro a tutti, ricuperare l'aspirazione alla "comunità" apportandovi una soluzione (alla sua maniera), e disciplinare tutti i gruppi sociali dietro gli interessi del capitale nazionale veramente unificato. Il fascismo soddisfò in modo mistificato le rivendicazioni (materiali e ideologiche) della rivoluzione del 1919, che la socialdemocrazia aveva schiacciato, ma le cui aspirazioni non poteva soddisfare durevolmente, essendo incapace di unificare politicamente la Germania. Di fronte a questa situazione, dall'inizio degli anni Venti, i rivoluzionari furono a poco a poco ridotti allo stato di setta, e solo quelli che accettarono la prospettiva di una controrivoluzione molto lunga furono in grado di resistere teoricamente alla controrivoluzione. E' d'altronde esatto che vecchi membri - assai poco numerosi - del KAPD divennero fascisti, non foss'altro che per odio della socialdemocrazia.
Nella rivoluzione tedesca, le minoranze radicali colsero il problema rivoluzionario, ma l'insieme della classe rimase prigioniera di un atteggiamento rivendicativo. La Sinistra tedesca è al fondo l'espressione teorica di quel che dei rivoluzionari - sovente operai senza formazione teorica pregressa agli eventi - avevano vissuto. Questa espressione deriva al contempo da tutta l'esperienza, e dalla sconfitta, della rivoluzione più significativa dell'epoca moderna, e dai limiti della situazione tedesca. Si vede questa doppia eredità nei gruppi che rimasero, generalmente attorno a uno o due emigrati. I soli ad aver avuto un'espressione importante sono la Sinistra comunista olandese (GIK-H)(4) e Paul Mattick, intorno a diverse riviste statunitensi ("International Council Correspondence", "Living Marxism", "New Essays"). Bisogna distinguere tra i testi contemporanei alla rivoluzione e quelli posteriori. I primi sono assai ricchi, a causa dell'esperienza concreta di cui sono il prodotto. Molto spesso quegli stessi che giungevano a queste "scoperte" teoriche uscite dalla lotta non vi erano preparati. Per esempio, la critica della rivoluzione russa fu fatta a seguito di una quantità di esperienze concrete, di rapporti con delegati dell'Internazionale Comunista, di misure pratiche prese dalla Russia e dall'Internazionale eccetera. Numericamente molto deboli, i gruppi sopravvissuti non hanno avuto, per cosi dire, alcuna influenza su di una lotta importante; malgrado contatti periodici con degli operai, sono restati per l'essenziale in un profondo isolamento. Ma, cosi come la "Sinistra italiana", grazie a una rete di relazioni poco numerose ma complesse ed estese, hanno potuto giocare un ruolo teorico assolutamente fondamentale. Nei gruppi e nelle tendenze (ivi compresi autonomi) che sono potuti esistere (per esempio Socialisme ou Barbarie in Francia), si ritrova generalmente la traccia di uno o due membri della Sinistra tedesca. Vi è una continuità tra questa, la Sinistra italiana, e l'insieme delle "Sinistre".
Se le qualità della Sinistra tedesca appaiono alla lettura dei suoi testi, non è inutile insistere sui suoi difetti. Il principale problema al quale tutti i rivoluzionari furono posti di fronte dopo la nascita del fascismo era il crollo della prospettiva classica. La totalità delle organizzazioni create dal proletariato e alle quali esso partecipava attivamente passarono alla controrivoluzione. Lungi dall'esserne la sola forza, esse ne costituivano la chiave di volta politica. La socialdemocrazia tedesca non era evidentemente la sola forza contro la rivoluzione: la lotta contro il proletariato era assicurata in primo luogo dall'esercito, dal corpo degli ufficiali che dirigevano i Corpi franchi, e, soprattutto, dal capitale. Ma la socialdemocrazia e le organizzazioni create dal proletariato nel periodo precedente furono la forza politica che riuscì a organizzare gli elementi controrivoluzionari contro il proletariato radicale. D'altra parte, il fascismo italiano e il nazismo rappresentavano per il pensiero rivoluzionario classico uno sconvolgimento fantastico. Si vedeva un'organizzazione chiaramente controrivoluzionaria dotarsi di una base di massa, e quel che oggigiorno parrebbe una grande banalità era assolutamente conturbante per i rivoluzionari di allora. La rivoluzione russa, poi lo stalinismo, erano anch'essi una novità fantastica, e lo sono ancora, in un senso. Siccome a poco a poco il proletariato veniva distrutto come forza che, in quanto classe, era portatrice di un progetto differente da tutti gli altri, i gruppi si ritrovavano completamente isolati. L'importante è osservare che i soli a conservare certe verità teoriche furono quelli che non ricercarono un successo immediato nella classe operaia. Al contrario, i trotzkisti, che vedevano senza posa i segni precursori della rivoluzione, e volevano conservare un controllo su delle frazioni di classe e restare nel gioco politico, furono di fatto condotti ad abbandonare la quasi totalità delle posizioni rivoluzionarie.
Di fronte al crollo di ogni prospettiva rivoluzionaria, la Sinistra fu costretta a spiegare questa sconfitta, e a interrogarsi sulle soluzioni possibili. L'elaborazione della teoria rivoluzionaria si trovò separata dal movimento reale della classe, non solamente perché quest'ultima non faceva nulla (di sovversivo), ma perché non fondava più la propria prospettiva su di una riapparizione del proletariato come forza rivoluzionaria legata alla crisi del capitale, ma cercava delle "soluzioni". Una delle forme attraverso le quali i rivoluzionari riuscirono a conservare la "fede" nella rivoluzione, se così si può dire, è stata una metafisica del proletariato. Questo è vero per ogni periodo controrivoluzionario: è talmente difficile salvaguardare un minimo di prospettiva comunista in un tale periodo, che ci si fabbrica dei surrogati, dei mezzi per resistere, per "tenere". Il problema sta nel grado di deformazione che questo atteggiamento - comprensibile - introduce nella teoria rivoluzionaria. La Sinistra tedesca fu condotta a sviluppare l'idea di un proletariato "puro" contenente in sé e per sé la verità rivoluzionaria, e a spiegare la sconfitta della rivoluzione con le falsificazioni, le pressioni e la violenza esercitate sul proletariato per sviarlo dai suoi compiti. Si ricercava da una parte la democrazia proletaria lottando contro la burocrazia come se si trattasse di un male pernicioso che impediva al proletariato di esprimersi. Si conservava sempre l'idea che, al fondo, il proletariato autentico sarebbe rivoluzionario se non fosse manipolato e falsificato. La preoccupazione per la democrazia proletaria conduceva a inventare ricette che permettessero all'autenticità rivoluzionaria del proletariato di manifestarsi. In questa concezione, il Consiglio operaio gioca un ruolo di panacea universale. Non lo si concepisce più come una forma di organizzazione di una lotta, bensì come una forma buona in sé, che permette alla realtà del proletariato di esprimersi. I rivoluzionari debbono dunque dare la caccia ai burocrati e ai deformatori: si poteva vedere questa concezione applicata, per esempio, in Socialisme ou Barbarie, più nel suo funzionamento interno che nei suoi testi. Poiché in Russia si era assistito alla ricostituzione di un potere di classe, si ricercava una visione del socialismo che impedisse questa deformazione. D'altra parte, siccome il potere della classe dominante era evidentemente legato alla gestione del capitale e delle forze produttive in generale, se ne derivava la credenza che si sarebbe potuto evitare questa degenerazione se il proletariato avesse preso lui stesso in mano la gestione dell'economia. E' difficile fare la critica di questa teoria, perché attraverso di essa, la Sinistra tedesca e i gruppi che sono stati influenzati da essa (in particolare Socialisme ou Barbarie) hanno esposto un gran numero di verità importanti. Ma nella misura in cui queste posizioni erano elaborate in un periodo di controrivoluzione completa, certi punti essenziali facevano totalmente difetto. Il peggior difetto di questa evoluzione, che si nota molto nettamente nelle lettere indirizzate da Pannekoek a "Socialisme ou Barbarie", è l'idea che occorra prima di tutto evitare di violentare il proletariato: si arriva a temere che agendo, lottando per checchessia, i rivoluzionari acquisterebbero un potere sul proletariato e distruggerebbero la sua spontaneità supposta rivoluzionaria. Si giungerà al punto di interrogarsi per sapere se si possa indire uno sciopero senza un'assemblea generale preliminare in cui la maggioranza dei lavoratori si sia pronunciata per lo sciopero: è tuttavia evidente che nessuno sciopero serio è mai stato lanciato dopo simili discussioni.
Peraltro, l'insieme del problema della natura del comunismo, e dell'abolizione dell'economia mercantile, era stato trattato dalla Sinistra tedesca: uno dei suoi testi principali, scritto verso il 1930, verte proprio sui Principi fondamentali di produzione e di distribuzione comunista, ma il punto centrale non è più la questione del salariato e della merce, bensì la questione della gestione. Si costruisce uno schema teorico in cui una federazione di Consigli operai gestisce tutto, come se il comunismo fosse la generalizzazione di assemblee generali democratiche che discutono e decidono su tutto.
E' vero che il termine Consiglio operaio copre realtà diverse. In Russia, nel 1905, il Soviet di Pietroburgo era un organismo locale eletto da delegati di quartiere cui partecipavano d'altronde soprattutto operai, semplicemente perché essi erano all'origine del movimento. Si videro riapparire i Soviet nella rivoluzione del 1917, in cui servivano da organizzazioni di lotta, e si formavano su di una base locale. Questi Soviet divennero un doppio potere; siccome i bolscevichi erano i soli a proporre delle prospettive, presero il potere nei Soviet, indi nella società tutta. Parallelamente a queste organizzazioni locali, si ebbero - soprattutto nel 1917 - dei "Comitati di fabbrica", coordinati tra loro a partire da un'organizzazione nelle fabbriche (occorre tuttavia ricordare che un periodo rivoluzionario non conosce legittimità in senso tradizionale, e non sa perfettamente chi è chi né chi fa cosa: dunque una decisione presa da questo organismo era applicata anche da altri organi, che ne facevano peraltro parte, senza formalismo: bisogna essere dei giuristi per domandarsi quali siano esattamente le regole formali di funzionamento di una rivoluzione). Esisteva una differenza reale tra questi Comitati, necessariamente più proletari e assai più interessati sia alle questioni economiche sia a quelle riguardanti le condizioni di lavoro, e i Soviet locali. Dopo la presa del potere da parte dei bolscevichi, i Soviet locali divennero organi di trasmissione del potere bolscevico, mentre i Comitati di fabbrica continuarono a esistere e restarono un polo di opposizione, di lotta, o talora di accordo, in rapporto al potere di Stato. Durarono per diversi anni e del resto giocarono un ruolo determinante nello sciopero di Pietrogrado che precedette l'insurrezione di Kronstadt. In Russia le organizzazioni di fabbrica continuarono a sussistere fino al 1930. Si svolse anche un grande conflitto nel 1927-'28 contro la reintroduzione della gerarchia dei salari operai. Dai primi anni della rivoluzione, erano stati imposti il "comando di uno solo" e il potere dei manager, ma lo Stato aveva dovuto sempre recedere sulla gerarchia salariale per gli operai: le organizzazioni di fabbrica ebbero ancora la forza di battersi vigorosamente contro la sua introduzione nel 1927-'28. Ma la natura propria della rivoluzione russa, i compiti specifici che doveva affrontare, con un proletariato industriale molto minoritario (meno del 10% della popolazione) fecero sì che il meccanismo politico poggiasse per l'essenziale sui Soviet locali. Al contrario, nella rivoluzione tedesca, la struttura sociale del Paese (e non la volontà, la coscienza degli operai, o la propaganda di una qualsiasi corrente) fece sì che, se il movimento era stato scatenato inizialmente dai Consigli di soldati - per delle ragioni storiche precise, e prima di tutto per l'incapacità della Germania a vincere la guerra -, tutta l'organizzazione si costruì in seguito attorno ai Consigli di fabbrica, dando al movimento un carattere assai più proletario. La caratteristica essenziale di quel che i rivoluzionari intendono quando parlano di Consigli operai è questa: sono organi non rappresentativi, che cioè non mirano a rappresentare il proletariato all'interno di un potere o altrove, ma che realizzano i suoi compiti. E' l'autorganizzazione della classe costretta ad agire. La sua stessa composizione la pone al centro di tutti i problemi produttivi, lavorativi, salariali eccetera. E poiché la classe è condotta a organizzarsi in modo autonomo, ciò implica per definizione l'esistenza di una crisi politica in cui i consigli costituiscono dunque un doppio potere (cioè oltre allo Stato). In senso rivoluzionario, il Consiglio operaio è dunque un organo di doppio potere nel quale la totalità degli aspetti della vita e della società sono considerati in modo unitario. Interviene su tutto senza curarsi delle delimitazioni tra dominì e sfere giuridici, politici, economici eccetera. Non è un organo rappresentativo, sia per il suo modo di funzionamento sia per la sua composizione.
In generale, le forme organizzative sono interamente determinate dalla situazione concreta e dalla struttura della classe. Per esempio, nel Maggio '68, in Francia, non vi è stata traccia di Consigli operai; e la forma di organizzazione presa dal movimento non è stata assolutamente il prodotto di alcuna propaganda, è stata il risultato dei fatti: esistevano in parecchie fabbriche piccole minoranze che volevano lottare, la cui determinazione e il cui relativo isolamento di fronte alla maggioranza dei lavoratori controllati dai sindacati le hanno condotte a raggrupparsi sotto forma di "Comitati di azione". Questa struttura organizzativa rispondeva alla realtà del momento. Certuni han fatto propaganda per i Consigli operai: è il tipo di propaganda perfettamente astratta e ideologica. Se per sventura vi fosse stata una struttura formalmente corrispondente ai Consigli operai, si sarebbe vista una schiacciante maggioranza controllata dalla CGT paralizzare totalmente la minoranza che, al contrario, agiva. E' vero che i rivoluzionari tentano sempre di estendere il movimento, lottando per la formazione dei Consigli. Ma ci si deve ben rendere
conto che il Consiglio è la forma di un movimento: volerne fare un'entità astratta o una panacea può condurre a porsi all'esterno del movimento invece che svilupparlo.
Bisogna anche distinguere tra il Consiglio operaio in senso rivoluzionario e certe formule propagandistiche che gli somigliano o ne sono una caricatura, come la parola d'ordine trotzkista del "controllo operaio". Senza soffermarci qui sui dettagli di questa parola d'ordine nella storia del trotzkismo, si può ricordare che Lenin non desiderava - e ciò si può comprendere - la partenza e l'espropriazione di massa dei borghesi. I bolscevichi volevano la continuazione (provvisoria) di uno sviluppo capitalista, sotto il controllo di un potere politico realizzato dalle organizzazioni di fabbrica e rinnovato da esse. Non si tratta qui della giustificatezza o meno di questa posizione per la Russia del 1917-'18, che era effettivamente un Paese arretrato. Ma in ogni caso per i bolscevichi questa idea era legata alla necessità assoluta di uno sviluppo capitalista della Russia. Nel mentre attendevano la rivoluzione europea, e l'aiutavano materialmente (con la propaganda, le armi eccetera), essi progettavano una sorta di capitalismo controllato dal potere statale rivoluzionario, basato sui comitati di fabbrica: soluzione molto provvisoria, certamente. Questo equilibrio non poteva che essere di breve durata e divenire o un capitalismo puro e semplice o una comunizzazione in collegamento con il resto del mondo: si sa cosa ne è stato. Per contro, l'idea del controllo operaio esposta attualmente dai trotzkisti è totalmente e fondamentalmente controrivoluzionaria. Da un lato, è la tesi di una fase di transizione tra un capitalismo ipersviluppato e il comunismo, allorché non vi è nessun bisogno di un periodo né "capitalista" né "comunista", ma soltanto di una trasformazione comunista dei rapporti sociali (che certamente non si realizza in un giorno: ma fin dall'inizio si prendono delle misure comuniste irreversibili). Da un altro lato, il controllo operaio si presenta concretamente come l'azione di comitati di fabbrica in ogni impresa, che spulciano i bilanci, controllano il padrone, sorvegliano contemporaneamente la produzione e le attività commerciali dell'azienda: è dunque l'idea che questo controllo costituisca per i lavoratori una prima esperienza e una scuola di gestione, ove imparino ad amministrare. Questa tesi è completamente controrivoluzionaria, perché il controllo operaio non può insegnare ai lavoratori altro che a gestire il capitale. E del resto esattamente quel che fanno in simili casi. Le scuole sindacali non servono che a formare amministratori del capitale a partire dalla classe operaia (cfr. l'attuale "cogestione" tedesca). Si presuppone una sorta di economia eterna, le cui leggi sarebbero pressappoco identiche sotto il capitalismo e sotto il comunismo: i lavoratori avrebbero dunque da apprendere le regole dell'amministrazione e dell'economia. Da sola, questa rivendicazione significa l'abbandono assoluto della comprensione del comunismo. In diversi Paesi (Francia, Italia, Gran Bretagna eccetera), lo slogan del "controllo operaio" conosce oggi una nuova stagione negli ambienti sinistrorsi e anche in certe tendenze dei partiti socialisti: si mescolano autogestione, gestione operaia e controllo operaio in una confusione totale e senza alcun collegamento con la teoria rivoluzionaria né col comunismo. Queste correnti sono, per contro, direttamente legate allo sforzo del capitale per rinnovarsi, come mostra il caso LIP in Francia (1973): si vede un militante cristiano, che rappresenta gli operai, accordarsi con un padrone membro del PSU.
Si potrebbe quasi dire che attualmente a livello mondiale una gran parte della produzione sia già autogestita dalla classe operaia. A effettuare i loro compiti (prendere un pezzo, metterlo su di una macchina eccetera) sono gli operai. La stretta applicazione delle norme e l'interdizione dell'iniziativa dei lavoratori disorganizzerebbero alquanto la produzione. E' evidente che, in una società comunista, il processo materiale della produzione è realizzato da coloro che lavorano, dai produttori, il che implica uno sconvolgimento gigantesco. Se i lavoratori non sono sottomessi a un'autorità esterna che concepisce per loro quel che fabbricano; se i produttori organizzano essi stessi il processo produttivo concreto (quel che Marx chiama "lavoro concreto"), questo solo fatto implica una trasformazione colossale (orari, organizzazione del lavoro, distruzione delle catene di montaggio e di tutti i meccanismi che mirano a controllare il lavoro per accrescerne la produttività). Ma il problema reale non sta li. Non si tratta per i proletari di rivendicare l'"ideazione" della produzione di cui assicurano oggi solo la "fabbricazione". La vera questione è quella del quadro nel quale si svolgono sia l'"ideazione" sia la fabbricazione: la finalità della produzione, la quantità effettiva dei beni prodotti, la loro natura... Determinante non è il processo materiale della produzione, che non pone particolari problemi: come si è visto in caso di guerra, di catastrofe, di grave crisi, persino di rivoluzione, i lavoratori prendono in mano l'apparato produttivo e lo fanno funzionare. Il vero problema è al livello dell'economia: è l'economia in quanto tale, e presa come un tutto, che si tratta di distruggere. Nella società capitalista, è la logica della merce a imporsi e a dominare tutto: cosa sarà prodotto, come eccetera. La totalità dell'economia è determinata dalle condizioni di produzione, che appartengono al capitale. La corrente autogestionaria, nata recentemente come reazione al movimento rivoluzionario, fornisce delle risposte al capitale via via che si presentano delle difficoltà. Nel migliore dei casi, la sua soluzione sarebbe sinonimo di autogestione del capitale. L'esempio della LIP è clamoroso: i compiti precedentemente del padrone divengono quelli degli operai. Oltre al processo materiale, gli operai s'incaricano dell'amministrazione. Fanno il lavoro dei padroni oltre al loro. Ma il problema sta nell'esistenza dell'economia e della merce, da distruggere. Tutti i problemi che la gestione può porre sono completamente differenti nella società non mercantile. E per questo che il controllo operaio è un'assurdità: non insegna e non può insegnare se non la gestione capitalista, quali che siano le intenzioni degli operai che l'esercitano. Gli operai non possono apprendere niente su quel che sarebbe la gestione di una società comunista controllando un padrone capitalista: verificando le somme versate alle assicurazioni, alla previdenza sociale, ai fornitori eccetera s'iniziano solo alla gestione di un'azienda, cioè di una somma di valori mercantili in relazione con altri. Il comunismo ha esattamente per obiettivo, e anche come compito immediato, la distruzione di questi meccanismi.
L'autogestione è la forma suprema del capitalismo. Si assiste attualmente alla distruzione della borghesia tradizionale da parte del capitale. Salvo che in Paesi come la Russia, è lo stesso sviluppo del capitale a liquidarla. Se non si colpiscono le basi dell'economia capitalista, si ha un'economia organizzata in imprese: unità che riuniscono ciascuna una certa quantità di capitale fisso e di forza-lavoro. Quest'ultima è organizzata in una maniera specifica, dovuta alla necessità di estrarre plusvalore. Si presuppone così la separazione tra lavoratori manuali, intellettuali, ingegneri, amministratori eccetera. L'autogestione li riunisce senza eliminare le separazioni che li dividono e li oppongono. Se questa stratificazione non è distrutta preventivamente, riappare necessariamente, che la produzione sia autogestita o no. Ciascuno si batte secondo la propria specificità, si organizza all'interno della propria categoria come in un racket per proteggere i propri
interessi. Può essere che, in una prima fase, i lavoratori manuali prevalgano, ma se vi è in seguito penuria di quadri perché le scuole non ne formano abbastanza, occorrerà aumentare i salari dei quadri per ottenerne. Si autogestisce dunque il capitale. L'autogestione equivale a conservare le categorie del capitale e a controllarle dall'interno (democrazia d'impresa), invece che dall'esterno (potere dittatoriale della direzione). Marx ha dimostrato da lungo tempo che la borghesia, il capitalismo, lo scambio non sono prodotti della malignità umana o della volontà di una minoranza che cerca di fare la bella vita a spese degli altri, ma il risultato di rapporti di produzione reali, essi stessi frutto di una situazione obiettiva. La merce ha costituito un progresso, e la proprietà privata è stata il modo di sviluppo dell'umanità nel corso di vari millenni. Le società che non le hanno conosciute sono spesso restate in una miseria aggravata dal divario e dal disequilibrio nei confronti del mondo scambista e capitalista. La funzione del capitalista e dell'amministratore non sono né un'aberrazione né il prodotto del male: non si possono togliere conservando il resto. Se non se ne distruggono le basi, essi hanno una funzione reale, che bisogna adempiere in un modo o in un altro. L'autogestione fa semplicemente svolgere dalla collettività delle funzioni prima garantite da uno strato separato. L'autogestione rappresenta il culmine del sogno, o dell'incubo, capitalista. E' il trionfo del capitale.
Allorquando il capitale ebbe riunito in uno stesso luogo degli operai che fino ad allora tessevano a domicilio, dando loro gli stessi telai che prima utilizzavano in casa, indi ebbe scoperto che si poteva aumentare la loro produttività scomponendo i loro gesti, e che potevano tanto meno battersi contro i padroni quanto meno erano qualificati, venne fabbricata una macchina che includeva nella sua stessa struttura la produzione di valore mercantile e la riduzione degli uomini a strumenti di questa valorizzazione. Il capitale non esiste nella testa della gente, è presente nella struttura delle abitazioni, degli appartamenti eccetera. Tutte le strutture sociali sono inscritte nella materia. Il fatto che noi viviamo in famiglie più o meno ristrette è inscritto nei caseggiati. Il capitale è presente nella struttura stessa della macchina. L'autogestione significherebbe che si è riusciti a creare una macchina che include nella sua stessa struttura lo sfruttamento, la disumanizzazione e la separazione di coloro che lavorano, e a persuaderli che non vi sarebbe altra soluzione: vi si è riusciti così bene che ora si può dire loro: "Adesso autogestitevi!". Ciò presuppone che, quando si dà ai lavoratori questa libertà illusoria, essi non abbiano alcun desiderio di rompere la macchina o di mettersi a lavorare diversamente. L'autogestione generalizzata significherebbe dunque un'accettazione generalizzata del capitalismo. Implica il fatto che la totalità dei valori del capitale si sia così ben materializzata dappertutto da poter lasciare la gente autogestire la società.
L'interesse della Sinistra italiana sta per l'appunto nell'aver largamente chiarito tale questione. Per un verso, essa è il contrario della Sinistra tedesca. E' un movimento teorico che preesisteva in parte al movimento rivoluzionario, che disponeva di un corpo dottrinario solido e relativamente stabile. E' d'altronde in ciò che i loro rapporti sono interessanti, soprattutto quando pervengono alle stesse conclusioni. La Sinistra italiana ha affermato e colto dei punti essenziali che quella tedesca non ha compreso. Ma, cosi come la Sinistra tedesca non ha potuto preservare la sua comprensione se non mantenendo una sorta di metafisica del proletariato, la Sinistra italiana l'ha conservata mischiandovi una metafisica del partito e della teoria. Si ha talvolta l'impressione che la teoria esista del tutto indipendentemente dal movimento pratico della classe. Ci si può domandare se il principale apporto della Sinistra italiana non sia di aver conservato certi punti essenziali della concezione di Marx, e innanzitutto la comprensione completamente giusta del Capitale, a cominciare dal Libro I: definizione del capitale e definizione del comunismo. Essa ha mantenuto la visione del comunismo come abolizione della merce e del salariato, mentre la Sinistra tedesca rimane poco chiara al riguardo.
In fin dei conti, il problema che ci si pone oggi, di fronte all'esperienza della rivoluzione tedesca e alle diverse correnti di sinistra che hanno resistito alla degenerazione della Terza Internazionale, è la questione del rapporto tra il comunismo e il proletariato. Quegli eventi dimostrano in effetti che esiste incontestabilmente all'interno del proletariato una tendenza comunista: non una tendenza ideologica, ma un movimento pratico verso il comunismo. La realtà della sua situazione lo conduce a sviluppare una pratica e delle prospettive comuniste. Ne è la prova il fatto che esso alimenta delle organizzazioni rivoluzionarie più o meno importanti, che quasi scompaiono in periodo di controrivoluzione ma che riappaiono poi. Ne è la prova il fatto stesso della pratica del proletariato in periodo rivoluzionario. Ciò vale sia per la rivoluzione russa sia per quella tedesca: non dimentichiamo in effetti la straordinaria ricchezza della rivoluzione russa, malgrado i suoi limiti. Tuttavia, il meno che si possa dire del rapporto tra proletariato e comunismo è che è complesso. Non c'è un collegamento univoco (in un solo senso) tra sviluppo capitalista, crisi, e attacco del proletariato contro il capitale. Il proletariato è stato preso e si è lasciato prendere dal capitale, per esempio nella rivoluzione tedesca: a livello dell'insieme della classe, i proletari volevano la pace, desideravano vivere decentemente, ma non volevano il comunismo. Essi d'altronde non lo percepivano nemmeno: solo una debole minoranza ne era capace. Il proletariato non esiste allo stato di entità osservabile e descrivibile come la maggior parte dei fatti sociali. Il proletariato è un rapporto con il capitale. E' il rapporto più importante nel seno stesso del capitale, il più importante rapporto interno al capitale. Il proletariato è un rapporto del capitale con se stesso. Esiste dunque necessariamente un legame tra la costituzione del proletariato in classe, cioè in categoria che si oppone alla società con obiettivi suoi propri, e la sua esistenza all'interno del capitale.
Per abbordare questo problema, è vitale assimilare bene e criticare contemporaneamente l'apporto delle Sinistre tedesca e italiana. Per esempio, sulla questione del comunismo, i punti di vista di Bordiga e di Socialisme ou Barbarie sono diametralmente opposti. Prendiamo come esempio Le Contenu du socialisme di Chaulieu, peraltro strettamente legato alla sua concezione del capitalismo e alle sue teorie economiche. In questo testo, Chaulieu è per il mantenimento del salariato. Con l'aiuto soprattutto di sociologi industriali, egli giunge a una visione assai profonda della realtà capitalista e della società moderna. Ha perduto totalmente di vista la dinamica del capitale, e la sua visione è quella di un sociologo e non di un marxista: ma all'interno stesso di questa visione sociologica, va molto lontano. Propone il capitalismo, ma senza i suoi lati cattivi. Non concepisce assolutamente una società senza salario e senza economia. Si pronuncia dunque per il salariato con eguaglianza di salari. E' il sogno del capitale realizzato. Il problema viene dal fatto che il capitale dovette svilupparsi a partire da una società non capitalista. Ma dal momento in cui esso domina assolutamente tutto, dalla nascita alla morte, il problema cambia. Nel capitalismo d'inizio secolo, la formazione del lavoratore qualificato veniva acquisita in modo relativamente individuale: era dunque normale che la si pagasse in seguito con un salario superiore a quello dell'operaio non qualificato. Ma se il capitale domina anche le condizioni di formazione della forza-lavoro, perché dovrebbe pagare un salario differente? Gli basta mantenere il lavoro. Le forze-lavoro riprodotte in modo differente dovevano essere remunerate diversamente. Se il capitale organizza l'istruzione dei bambini e la formazione delle differenti forze-lavoro, non ha che da mantenere tutti allo stesso prezzo. L'eguaglianza dei salari è inclusa nella logica del capitale: solo il sotto-sviluppo del capitale vi si oppone.
Siccome il capitalismo è incontrollabile, le soluzioni di tipo autogestionario, come tante altre, vogliono un capitalismo pianificato. Chaulieu inventa uno schema di "fabbrica del piano" autogestita, che poggia su di una visione assolutamente totalitaria. Immagina che si voterà per determinare gli investimenti, i salari, la parte riservata ai consumi eccetera, con l'aiuto di modelli matematici resi accessibili a tutti (tra cui le matrici di Leontieff). Tutti i problemi che riguardano oggi unicamente la classe dominante, domineranno dunque la totalità della società, nella prospettiva di una democrazia generalizzata. Le difficoltà del capitale saranno le difficoltà di tutti, e non più di una minoranza di gestori.
Se l'insieme dei costi di formazione della forza-lavoro sono coperti dalla società, Chaulieu giunge alla conclusione che in queste condizioni la differenza di formazione tra un operaio specializzato e un neurochirurgo comporterà solo una differenza salariale di uno a due. Egli suppone dunque che l'attività umana abbia un prezzo, e che si paragoni il valore rispettivo delle differenti forme di lavoro, remunerando le forze-lavoro. La forza-lavoro è dunque ancora una merce. E' esattamente il contrario della prospettiva di Marx. E' vero che l'elaborazione di questa teoria negli anni Cinquanta costituiva un tentativo considerevole per uscire dall'immobilismo. Prodotto originale della Sinistra tedesca, Socialisme ou Barbarie ha saputo porre i problemi operai e dell'organizzazione del lavoro ben prima che diventassero di moda. Ma li ha posti ignorando l'analisi di Marx. Qui, ancora, si vede che rivoluzione e controrivoluzione sono vicine: rispondono alle stesse questioni in modi opposti. Capitale e proletariato si sforzano entrambi di risolvere le contraddizioni del salariato. Ma, oggi, la tesi della gestione operaia fa solo il gioco del capitale. E ripresa sotto mille varianti da coloro che hanno bisogno di modernizzare la loro ideologia per partecipare alla direzione politica del capitale. Poiché la crisi della società è visibile a occhio nudo, tutti coloro che ricercano un potere qualunque sono e saranno obbligati a riprendere, in un modo o in un altro, le posizioni autogestionarie.

Note
(*) Il presente testo è la trascrizione di una relazione (registrata col magnetofono), fatta nel corso di una discussione organizzata tra un compagno francese e alcuni compagni messicani, cileni e colombiani, nel 1974, poi pubblicata nella "Petite bibliothèque bleue”, Editions de l'oubli, Paris, 1974. L'autore "ufficiale" è Nashua, pseudonimo di certo Pierre Guillaume. Questi, come Mussolini, fu per qualche tempo un rivoluzionario. Alla fine degli anni '70 divenne portavoce – insieme a Faurisson e Thion - della corrente negazionista, mediocre ancella ideologica della corrente della destra "revisionista" e fascista. Oggi, questo personaggio è un partigiano dell'ultradestra antisemitica. Durante questi ultimi anni, Guillaume è stato compagno di "pensiero" del fascista Maurice Bardèche, fondatore della rivista "Occident".
(1) Kommunistische Arbeiter Partei Deutschlands: Partito Operaio Comunista di Germania.
(2) Allgemeine Arbeiter Union: Unione Generale Operaia.
(3) Allgemeine Arbeiter Union-Einheitsorganisation: Unione Generale Operaia-Organizzazione
unitaria.
(4) Gruppe Internationaler Kommunisten-Holland: Gruppo dei Comunisti Internazionali-Olanda.

(Pierre Guillaume, Prospettive sui Consigli, la gestione operaia, e la Sinistra tedesca (1974), "Left Wing Communism", http://www.left-dis.nl/i/nashua.htm)

domenica 14 marzo 2010

Il partito comunista in Germania (1914-1924), di Circolo di Iniziativa Proletaria G. Landonio

Cronistoria della formazione, sviluppo e crisi del partito rivoluzionario in Germania nel decennio 1914-1924

1914

(4 agosto) Spd vota i crediti di guerra: i social-democratici si rivelano social-imperialisti.

(4 agosto) Riunione degli "internazionalisti" attorno a Rosa Luxemburg.

1915

(18 febbraio) Rosa Luxemburg viene arrestata.

(4 marzo) I Conferenza dell’Opposizione a Berlino.

(14 aprile) Viene pubblicata la rivista "Die Internazionale".

(27 maggio) Volantino di Karl Liebknecht: "Il nemico principale si trova nel proprio paese".

(dicembre) Nel corso di un nuovo plenum della Spd, il gruppo dissenziente (Bernstein, Kautsky, Haase) vota contro il rinnovo dei crediti di guerra. Essi vengono espulsi dal partito. I deputati espulsi formano la Cooperazione socialdemocratica. In seguito formeranno l'Uspd.

1916

(1 gennaio) La Conferenza del gruppo Internazionale a Berlino approva le tesi contro la guerra imperialista di Rosa Luxemburg.

(1 maggio) Manifestazioni operaie contro la guerra (Liebknecht in uniforme distribuisce volantini e viene arrestato).

(1 settembre) Prima lettera di Spartakus.

[Rosa Luxemburg: La crisi della socialdemocrazia].

1917

(7 gennaio) Conferenza dell'Opposizione nella Spd a Berlino.

(18 gennaio) Tutti gli oppositori vengono espulsi dalla Spd.

(5 aprile) La Conferenza degli spartakisti si pronuncia per un partito coi centristi: i "comunisti radicali" sono contrari.

(6-8 aprile) Congresso a Gotha di fondazione dell'Uspd (Partito socialista indipendente, centrista): Kautsky, Bernstein, Haase, Ledebour. [Nel 1922 riconfluiranno nel Spd, tranne Ledebour]

(16-23 aprile) Grandi scioperi a Berlino e Lipsia.

(2 agosto) Manifestazioni di marinai.

(25 agosto) Processi e condanne dei dirigenti dei marinai.

(5 settembre) Kobis e Reichpietsch vengono fucilati.

1918

(28-31 gennaio) Sciopero a Berlino e in altri centri operai

(1 ottobre) I capi dell'esercito tedesco si pronunciano per la pace. In pratica, i militari, unitamente alla classe dirigente politica, gettano la spugna: sul fronte esterno, la guerra è nell'impasse - fallimento dell'offensiva sul fronte occidentale di marzo-giugno -, mentre sul fronte interno crescono le tensioni sociali.

(1 ottobre) La Conferenza comune degli spartakisti e dei radicali di sinistra si pronuncia per la rivoluzione socialista e il potere dei consigli.

La Germania vive un vuoto di potere che, il 2 ottobre, cerca di colmare il governo di Max di Baden, con due ministri del Spd (i membri sono detti maggioritari). I partiti non-socialisti sembrano essersi volatilizzati. I funzionari statali si consultano sulla linea di condotta da tenere. A Berlino (il 9 novembre), il prefetto di polizia del Land di Prussia, von Jagow, cede il posto a Emil Eichorn, indipendente di sinistra. Episodi analoghi avvengono in tutta la Germania.

(21 ottobre) Viene liberato Liebknecht, in galera dall'1 maggio 1916, perché, in divisa, aveva distribuito a Berlino volantini contro la guerra. Grazie a questa sua attività, Liebknecht gode ora di un enorme prestigio.

(30 ottobre) Agitazioni nella marina da guerra: manifestazione a Stoccarda. Insurrezione a Vienna, cade la monarchia e inizia la disgregazione dell'impero asburgico.

[(31 ottobre) La Turchia firma l'armistizio con l'Intesa.]

[(2 novembre) Armistizio austro-italiano, posticipato in modo fraudolento, per consentire all'esercito italiano di giungere il più vicino possibile a Vienna, dove sono in atto grandi agitazioni sociali (con la cd. battaglia di Vittorio Veneto).]

(3 novembre) Ammutinamento dei 20.000 marinai della base di Kiel. Fondazione del Partito comunista austriaco.

(5-9 novembre) In tutte le principali città tedesche (oltre trenta) sorgono i consigli degli operai e dei soldati, in 15 giorni furono oltre 10.000. Una parte della borghesia sostiene i consigli degli operai e dei soldati, un'altra contrappone i consigli dei cittadini (talvolta distinti secondo le professioni: medici, avvocati, giudici, proprietari e anche preti, Broué p. 159) che, sul piano militare, oppongono alle guardie operaie le guardie civiche.

(9 novembre) Insurrezione operaia a Berlino, la maggiore metropoli industriale d'Europa che, in quei giorni, conta 200.000 disoccupati. L'ultimo Kaiser della Germania, Guglielmo II, fu costretto ad abdicare. Dopodiché venne proclamata la Repubblica, passata alla storia col nome di Weimarer Republik (Repubblica di Weimar). Il socialdemocratico Friedrich Ebert prese le redini del potere e divenne il cancelliere del Reich. Costituzione di un governo Spd e Uspd, che ha l'appoggio del "gran quartier generale di Spa". Ossia del vertice militare, capeggiato da Hindenburg e Groner, che fu l'unica istituzione statale a mantenere intatta la propria struttura di potere. Ebert, attraverso una linea telefonica segreta (il numero 998), è in contatto diretto con il gran quartier generale. Dopo oltre un mese, questo è il primo passo per colmare il vuoto di potere. Inizia il processo di normalizzazione.

(10 novembre) Ebert e il gabinetto Spd-Uspd ottengono la fiducia dei consigli.

(11 novembre) Nasce la Lega Spartaco, con una direzione centrale, ma resta sempre all'interno dell'Uspd.

(11 novembre) Il nuovo governo tedesco firma con l'Intesa l'armistizio di Rethondes. Prima tappa del processo di normalizzazione.

(16 novembre) Accordo fra i sindacati e il padronato (Arbeitsgemeinschaft: comunità di lavoro): regolava alcune modalità della smobilitazione, fissava a otto ore la giornata lavorativa, prevedeva i contratti collettivi e gettava le basi dei Comitati di impresa, i cui poteri apparivano tuttavia assai ridotti. La proprietà privata dei mezzi di produzione non è assolutamente posta in discussione. (Gilbert Badia, Lo Spartachismo, Savelli, Roma, 1976, p. 154).

[(20 novembre) Fondazione del partito comunista ungherese.]

(4 dicembre) Berlino, per iniziativa del generale Maercker, prende avvio la formazione dei corpi franchi, su modello di quelli già costituitisi all'Est (Prussia Orientale e Paesi baltici), "per lottare contro il bolscevismo".

(6 dicembre) Il consiglio dei commissari del popolo decide di convocare l'Assemblea costituente.

(dicembre) Fallisce un putsch contro-rivoluzionario a Berlino.

(7 dicembre) Manifestazione armata di Spartaco a Berlino.

(Seconda tappa del processo di normalizzazione.)

(10 dicembre) A Berlino sfilano dieci divisioni reduci dal fronte, al comando del generale Lequis, che propone al governo Ebert: "Disarmo dei civili, rastrellamento dei quartieri poco sicuri, esecuzione immediata di chiunque eserciti illegalmente funzioni di autorità". Ebert si oppone per evitare scontri "dall'esito incerto", e propone un compromesso, dalle conseguenze deleterie, in quanto avalla la leggenda della "pugnalata alle spalle", che darà fiato alla propaganda nazionalista.
In realtà, come spiegherà più tardi il generale Groner: "Le truppe avevano un tale desiderio di tornare alle loro case, che con queste dieci divisioni non c'era nulla da fare. Il programma che consisteva nell'epurare Berlino dagli elementi bolscevichi e ordinare la consegna delle armi non poteva essere realizzato". (p. 221)

[(16 dicembre) Fondazione del partito comunista polacco.]

(16-21 dicembre) Il congresso dei consigli si pronuncia a favore dell'Assemblea nazionale. Terza tappa del processo di normalizzazione. Da questo momento in poi, la mediazione politica lascia sempre più spazio al confronto armato.

(23-24 dicembre) Berlino, combattimenti armati fra i marinai (rossi) e soldati. Ebert tenta una soluzione politica, che viene intralciata dall'intervento della divisione di cavalleria della guardia, al comando del capitano Pabst.

(25 dicembre) Manifestazioni operaie a Berlino, occupazione dello stabile del "Vorwarts" (quotidiano della Spd).

(29 dicembre) In seguito agli avvenimenti dei giorni precedenti, gli indipendenti (Uspd) escono dal governo, dove i socialdemocratici si avvicinano sempre di più ai militari, in particolare ai corpi franchi del generale Maercker.

(30 dicembre) Si apre il Congresso di fondazione della Kpd(s), con la fusione di comunisti, spartakisti, radicali di sinistra, alla presenza di Radek.

1919

(1 gennaio) Berlino, fondazione del Kpd(s) (Partito comunista di Germania - Spartaco).

(4-5 gennaio) Berlino, grandiose manifestazioni (oltre duecentomila persone) contro la manovra socialdemocratica di estromettere dalla prefettura di polizia di Berlino il socialista di sinistra (Uspd) Emil Eichorn. Occupazione di edifici pubblici, giornali e tipografie. Gli eventi assumono una connotazione rivoluzionaria.

(6-12 gennaio) Entrano in azione i corpi franchi: dopo violenti scontri, reprimono ogni focolaio di resistenza proletaria e ristabiliscono l'ordine a Berlino.

(15 gennaio) Assassinio di Rosa Luxemburg e di Karl Liebknecht. Sulla loro testa (vivi o morti), la sezione XIV del Reggimento Reichstag (Parlamento, fondato dalla Spd) aveva posto una taglia di 100.000 marchi, sottoscritta dal ministro socialdemocratico Philipp Sheidemann e dal faccendiere Georg Sklarz, finanziatore del reggimento (Frölich, p. 360).

(18 gennaio) Inizia la Conferenza della pace.

(19 gennaio) Elezioni per l'Assemblea costituente. Il processo di normalizzazione si chiude.

(febbraio) Inizio delle spedizioni dei corpi franchi nelle altre città tedesche.

(11 febbraio) Ebert eletto presidente. Governo Scheidemann di coalizione.

(12 febbraio) Arresto di Radek.

(febbraio) Sciopero nella Ruhr.

(1 marzo) I corpi franchi a Halle.

(2-6 marzo) Congresso straordinario dell'Uspd a Berlino.

(3 marzo) Proibizione della "Rote Fahne" (Bandiera rossa).

(3-8 marzo) Sciopero generale e repressione; "settimana di sangue" a Berlino.

(10 marzo) Arresto e assassinio di Leo Jogiches; Paul Levi assume la direzione della Kpd(s).

[21 marzo] Proclamazione della repubblica dei consigli in Ungheria (Béla Kun).

(31 marzo) Inizio dello sciopero generale nella Ruhr.

(7 aprile) Prima repubblica dei consigli di Baviera.

(8 aprile) La Centrale si rifugia a Lipsia.

(8-14 aprile) II congresso dei Consigli a Berlino.

(13 aprile) Seconda repubblica dei consigli di Baviera, diretta dai comunisti.

(1 maggio) Occupazione di Monaco da parte dei corpi franchi; repressione generalizzata.

(11 maggio) I corpi franchi occupano Lipsia. La Centrale lascia Lipsia per Berlino.

(20 maggio) Dimissioni di Scheidemann.

(28 maggio) Fine dello sciopero generale nella Ruhr.

(20 giugno) Inizio dello sciopero dei ferrovieri.

(22 giugno) L'Assemblea nazionale ratifica il trattato di Versailles.

(giugno) Governo Bauer di coalizione

(30 giugno) X Congresso dell'Adgb.

(3 luglio) Fine dello sciopero dei ferrovieri.

[1 agosto] Repressione della repubblica ungherese dei consigli.

(16-17 agosto) Conferenza di Francoforte sul Meno della Kpd(s); inizio del conflitto tra Levi e l'estrema sinistra.

(9-10 settembre) Conferenza di Jena della Uspd.

(ottobre) L'opposizione di sinistra con Dissmann alla testa del sindacato dei metallurgici.

(20-24 ottobre) II Congresso, detto di "Heidelberg", della Kpd(s). Levi ottiene l'esclusione dell'estrema sinistra.

(30/11-6/12) Congresso Uspd a Lipsia; spinta a sinistra.

(5 dicembre) Liberazione di Radek.

(12 dicembre) Riapparizione della "Rote Fahne".

1920

(13 gennaio) Manifestazione davanti al Reichstag a favore dei Consigli. La polizia spara con le mitragliatrici contro i manifestanti: 42 morti.

(25-26 febbraio) III congresso della Kpd(s) a Karlsruhe.

(13 marzo) Putsch di Kapp.

(13 marzo) La Centrale della Kpd(s) rifiuta di difendere il governo.

(14 marzo) Inizio dello sciopero generale.

(17 marzo) Fuga di Kapp. Legien domanda un governo dei partiti e sindacati operai.

(22 marzo) Fine dello sciopero generale.

(3 aprile) Offensiva della Reichswehr nella Ruhr.

(4-5 aprile) Conferenza organizzativa dell'opposizione a Berlino (rappresentanti di 38.000 iscritti alla Kpd); fondazione della Kapd (Partito comunista operaio tedesco), con l'opposizione del solo Ruhle e dei Comunisti internazionalisti di Brema. Il nuovo partito risulta dall'incontro di quattro gruppi-tendenze: Amburgo Wolffheim-Laufenberg); Brema (già sede dei Comunisti internazionalisti e centro dell'opposizione non scissionista di Ruhle); Berlino con Gorter (futuro teorico riconosciuto della Kapd), e Schroder (futuro capo politico).

(14-15 aprile) IV congresso della Kpd(s) a Berlino.

(agosto) II Congresso della Kapd (programmatico).

(12-17 ottobre) Il congresso di Halle dell'Uspd accetta le 21 condizioni di ammissione all'Ic.

(30-31 ottobre) Il Cc del Kapd espelle Otto Ruhle. Ciò comporta una scissione nelle Aau (Unione generale dei lavoratori), dalla quale sorge la Aau-E (unitaria, nel senso di unificazione tra organizzazione economica e politica del proletariato).

(1-3 novembre) V congresso della Kpd(s) divenuta Kpd (sezione dell'Ic).

(28 novembre) La Kapd ammessa come "partito simpatizzante" nell'Ic.

(4-7 dicembre) Congresso di fusione tra la destra del Kpd e la sinistra Uspd (400.000 iscritti): nascita della Vkpd (Partito comunista unificato di Germania), sezione tedesca dell'Ic. Levi e Daumig presidenti.

(24 dicembre) Protesta di Levi contro l'ammissione della Kapd come "partito simpatizzante" dell'Ic.

1921

(7 gennaio) Lettera aperta della Vkpd alle altre organizzazioni operaie.

(21 gennaio) Primo incidente tra Levi e Radek.

(22 febbraio) Dimissioni di Levi e di Daumig. Brandler presidente della Vkpd. Béla Kun a Berlino.

(26 febbraio) I sindacati formulano 10 rivendicazioni.

(15 marzo) Tumulti nella Germania centrale come reazione alla legge sulla resa delle armi che gli operai avevano tenuto dalla guerra e dalla rivoluzione del 1918-19. La Vkpd lancia un appello col quale invita gli operai a rovesciare con la forza il governo. La Kapd organizza le prime azioni armate. I due partiti si lanciano nella lotta in comune, con le stesse parole d'ordine.

(16-17 marzo) Offensiva di Horsing nella Germania centrale, mediante gli "Schupos", polizia di sicurezza anti-operaia.

(16-17 marzo) Il Cc della Vkpd decide la "galvanizzazione" del partito, e programma un'azione difensiva contro Horsing.

(18 marzo) Appello alle armi della Vkpd.

(19 marzo) Entrata della polizia nella regione di Mansfeld.

(21 marzo) Max Holz (vicino alla Kapd) comincia la guerriglia urbana.

(19-20 marzo) La direzione unificata Vkpd-Kapd chiama allo sciopero generale, dopo però che la polizia era già intervenuta pesantemente nella zona di Mansfeld il giorno prima.

(21 marzo) Attentato a Berlino alla Colonna della Vittoria da parte dei reparti di combattimento del Vkpd-Kapd, che iniziano anche gli assalti ai tribunali e alle prefetture a Falkenstain, Dresda, Freisberg, Lipsia, Plannen, ecc. Nella regione di Halle lo sciopero generale è compatto, e vi prendono parte anche gli impiegati dei servizi. La gran parte del proletariato urbano tuttavia non si muove, a parte che nelle zone calde della Ruhr, di Berlino e Amburgo.

(22 marzo) Le formazioni armate di Holz giungono nella zona di Leuna (sono costituite di 2.500 elementi delle miniere di Mansfeld). Plattner con un'altra formazione vi operava già da qualche giorno. Questi furono i veri dirigenti dell'Azione di Marzo: la direzione Vkpd-Kapd non ebbe alcuna reale influenza sugli avvenimenti. (v. Rutigliano, p. 51 e ss).

(27 marzo) Lettera di Levi a Lenin.

(29 marzo) Assassinio di Sult

(30 marzo) Fine dell'azione.

(8 aprile) Tesi sull'azione di marzo e formulazione della "teoria dell'offensiva".

(12 aprile) Levi pubblica Unser Weg

(15 aprile) Levi viene escluso dal Vkpd. In estate organizza al Reichstag la Kag (Collettivo comunista di lavoro) coi deputati Ernst Däumig, Marie Mackwitz e Adolf Hoffmann.

(6 giugno) condanna di Brandler.

(3-4 agosto) Il Cc del Vkpd incontra difficoltà ad adottare il compromesso di Mosca.

(22-26 agosto) Il VII congresso della Vkpd a Jena. Meyer e Friesland alla testa del partito.

(26 agosto) Assassinio di Enzberger.

(settembre-ottobre) Sviluppo della sinistra berlinese. Friesland si sposta verso Levi

(22 ottobre) Ingresso dei socialdemocratici nel governo Wirth.

(20 novembre) I conferenza della Kag di Levi.

(25 novembre) Inizio delle rivelazioni del "Vorwarts" sull'azione di marzo.

(20 dicembre) Friesland, rimosso dalle sue funzioni, lancia un appello ai membri del partito.

1922

(22 gennaio) Espulsione di Friesland.

(1-7 febbraio) Sciopero dei ferrovieri.

(22 febbraio) La Kag si unisce all'Uspd.

(22 marzo) Inizia lo sciopero dei metallurgici.

(4 giugno) Fine dello sciopero dei metallurgici

(19-24 giugno) Congresso Adgb a Lipsia.

(24 giugno) Assassinio di Rathenau.

(27 giugno) Accordi di Berlino tra organizzazioni operaie.

(8 luglio) La Kpd esclusa dal fronte unico.

(18 luglio) Legge sulla difesa della Repubblica.

(24 settembre) Riunificazione Spd-Uspd.

(21 novembre) Governo Cuno senza i socialdemocratici.

(24/11 - 6/12) Scioperi nel Palatinato.

1923

(11 gennaio) Occupazione della Ruhr da parte delle truppe franco-belghe; inizio della resistenza passiva: manifestazioni, scioperi, sabotaggi.

(28 gennaio - 1 febbraio) VIII congresso della Kpd a Lipsia; acuto conflitto tra la sinistra e la nuova direzione, soprattutto Brandler.

(21 marzo) Governo socialista di Zeigner in Sassonia con l'appoggio comunista.

(26 marzo) Violento scontro di tendenze al congresso regionale di Essen.

(12 luglio) Appello della Centrale del partito. Viene decisa per il 29 una manifestazione anti-fascista. Proibizione della manifestazione in parecchi stati.

(26 luglio) Radek consiglia alla Centrale di rinunciare alla manifestazione.

(9 agosto) Inizio dello sciopero generale contro Cuno.

(11 agosto) Dimissioni di Cuno.

(12 agosto) Governo Stresemann coi socialdemocratici.

(15 agosto) Zinoviev redige le tesi sulla rivoluzione tedesca.

(23 agosto) L'ufficio politico del Pcr invita l'Esecutivo dell'Ic a preparare l'insurrezione in Germania.

(28 agosto) La Centrale designa un comitato militare per l'insurrezione.

(21 settembre - 4 ottobre) Conferenza preparatoria in vista dell'insurrezione tedesca.

(26 settembre) Fine della resistenza passiva. Stato d'assedio. Secessione in Baviera.
(1 ottobre) Fallito putsch della Reichswehr nera. Telegramma di Zinoviev per l'ingresso dei comunisti nel governo Zeigner in Sassonia.

(1-6 ottobre) Rimpasto a destra del governo Stresemann.

(8 ottobre) Ritorno di Brandler.

(10 ottobre) Brandler, Bottcher, Heckert nel governo Zeigner.

(13 ottobre) Stresemann ottiene i pieni poteri. Governo operaio in Turingia. Congresso delle centurie in Sassonia.

(16 ottobre) Discorso di Bottcher per l'armamento del proletariato.

(17 ottobre) Ultimatum del generale Muller.

(19 ottobre) Il governo decide di intervenire contro la Sassonia

(20 ottobre) Ultimi preparativi insurrezionali da parte del Reukom.

(21 ottobre) Conferenza di Chemnitz: i socialdemocratici di sinistra rifiutano l'appello allo sciopero generale. La Centrale decide di rinunciare all'insurrezione.

(22 ottobre) Pjatakov e Radek approvano la decisione di ritirarsi.

(23-24 ottobre) Insurrezione di Amburgo.

(29 ottobre) Destituzione di Zeigner. La Reichswehr allontana con la forza i ministri sassoni.

(3-4 novembre) Il Cc adotta le tesi di Brandler.

(4 novembre) Lettera dell'Esecutivo (Ic) alla Centrale.

(8-9 novembre) Putsch fallito a Monaco.

(30 novembre) Governo Marx, senza i socialdemocratici.

1924

(gennaio) Costituzione della tendenza di "centro" (Brandler isolato).

(11 gennaio) Prima riunione del Presidium dell'Ic sulla questione tedesca.

(19-21 gennaio) Risoluzione del presidium sulla Germania che condanna gli errori di Radek e Brandler.

(19 febbraio) Brandler sostituito da Remmele.

(7-10 aprile) IX Congresso della Kpd a Francoforte sul Meno. La sinistra assume la direzione.

(ottobre) Trotzski riesamina il fallimento del 1923 nelle "Lezioni di Ottobre".

(dicembre) Stalin sostiene la tesi della "costruzione del socialismo in un solo paese".

Bibliografia
Pierre Broué, Rivoluzione in Germania 1917-1923, Einaudi, Torino, 1977.
D.Authier –J.Barrot. La sinistra comunista in Germania, La Salamandra, Milano 1981 [Paris 1976], pp.216.
Paul Frölich, Guerra e politica in Germania (1914-1918), Pantarei, Milano 1995.
Paul Frölich, Rudolf Lindau, Albert Schreiner, Jakob Walcher, Rivoluzione e controrivoluzione in Germania (1918-1920). Dalla fondazione del Partito comunista al putsch di Kapp, Pantarei, Milano, 2001.
Paul Frölich, Rosa Luxemburg, La Nuova Italia, Firenze, 1969.
Arthur Rosenberg, Origini della Repubblica di Weimar, Sansoni, Firenze, 1972.
Gilbert Badia, Lo Spartachismo, Savelli, Roma, 1976.
Max Hölz, Un ribelle nella rivoluzione tedesca 1918-1921, Introduzione di Bruno Bongiovanni, Biblioteca Franco Serantini, Pisa, 2001.
Enzo Rutigliano, Linkskommunismus e rivoluzione in occidente. Per una storia della Kapd, Dedalo Libri, 1974, pp.281.
Ossip K.Flechteim, Il partito comunista tedesco (Kpd) nel periodo della repubblica di Weimar, Jaca Book, Milano, 1970.

Sigle (in tedesco, con esplicazione in italiano)
Aau(d) - Unione generale dei lavoratori (di Germania)
Aau-E - (idem, Organizzazione unitaria)
Adgb - l'organizzazione sindacale a direzione Spd
Bo - Organizzazione di fabbrica
Faud - Unione libera lavoratori di Germania
Ikd - comunisti internazionalisti di Germania
Kapd - Partito comunista operaio di Germania
Kag - Collettivo comunista di lavoro
Kai - Internazionale comunista operaia
Kaud - Unione comunista operaia
Kpd(S) - Partito comunista di Germania (Lega Spartaco)
Spd - Partito socialdemocratico di Germania
Uspd - Partito socialdemocratico indipendente di Germania
Vkpd - Partito comunista unificato di Germania

(tratto dal blog "L'internazionale", http://comintern.splinder.com/post/7936422#more-7936422)

mercoledì 10 marzo 2010

I padri del "nazional-comunismo" tedesco: Heinrich Laufenberg e Fritz Wolffheim (2003), di Rébellion

L'espressione "nazional-bolscevismo" è portatrice di numerose ambiguità, derivanti dall'accostamento di due nozioni in apparenza totalmente opposte, utilizzate per definire due esperienze politiche spesso molto differenti tra loro.
Le differenti interpretazioni del fenomeno, lungi dall'aver apportato una definizione più chiara, hanno comportato al contrario ancora più confusione.
Nel caso di Heinrich Laufenberg e Fritz Wolffheim, l'appellativo di "nazional-bolscevichi" gli fu attribuito dai loro avversari per discreditarli.
I due interessati per parte loro non lo accettarono mai, poiché dal loro punto di vista esso non rifletteva il vero significato del loro approccio politico che sarebbe stato piuttosto da intendersi, e noi sappiamo che la differenza è importante, come nazional-comunista.

La nascita di un comunismo nazionale
I due si incontrano nel 1912, e ciascuno di loro ha già una lunga esperienza militante alle spalle maturata nelle lotte del movimento socialista di prima della guerra.
Laufenberg è considerato uno dei migliori conoscitori del movimento operaio tedesco. Impegnato nei ranghi del socialismo rivoluzionario, egli rifiuta la linea riformista e parlamentare delle organizzazioni della sinistra dell'epoca. Gioca un ruolo attivo nella formazione rivoluzionaria dei gruppi radicali della Germania settentrionale, in particolare ad Amburgo dove dispone di numerosi sostenitori. La crescente minaccia di una guerra europea, lo porta a collaborare con un giornalista di recente tornato dagli Stati Uniti, Fritz Wolffheim. Questi ha seguito per numerosi anni l'evoluzione del sindacalismo americano. E tornò in patria profondamente colpito dal suo modo di funzionamento, convinto del carattere obsoleto delle vecchie forme di organizzazione operaia (in particolar modo della divisione dei compiti puramente arbitraria tra centrale sindacale e partito d'avanguardia).
I due si impegnano risolutamente contro la guerra, rifiutando di aderire alla "Sacra Unione" che ha portato, in Germania come in Francia, anche la sinistra ad associarsi alla grande follia della prima guerra civile europea. Se il loro attivismo contro il conflitto li spinse a richiedere l'immediata cessazione delle ostilità e una giusta pace tra i belligeranti, essi si mostreranno tuttavia ostili a qualsiasi forma di appello al sabotaggio della difesa nazionale, che per loro avrebbe significato soltanto fare il gioco dell'imperialismo avverso contro l'imperialismo "nazionale". Si noti che, a tal proposito, nessuno dei due si rifiuterà di essere mobilitato per andare a combattere sul fronte.
Il periodo della guerra farà maturare in loro l'idea che la nazione sia un "tutto", vale a dire una comunità legata da una cultura, una lingua, ma anche da un'economia. Heinrich Laufenberg e Fritz Wolffheim distingueranno due funzioni dell'economia: la prima è una funzione di sfruttamento, da parte di una minoranza, della maggioranza e la seconda è una funzione vitale concernente l'esistenza della "totalità", vale a dire della nazione. Il ruolo dei socialisti rivoluzionari, quello di superare lo sfruttamento capitalistico affinché possa crescere la comunità nazionale. Nel caso della Germania, essi ritenevano che l'unità nazionale guidata con la forza dalla borghesia fosse un fallimento, per la sua incapacità di suscitare un comune spirito comunitario. E che spettasse alla classe operaia il compito di realizzare l'unità tedesca attorno ai principi del socialismo.
Nel contesto della guerra, per il proletariato, che per quanto detto ha una vocazione nazionale, potrebbe essere necessario accettare il fatto di essere arruolato in un esercito "nazionale", nonostante il carattere borghese dello Stato. Il proletariato, essendo esso stesso la nazione, deve difendere i propri interessi. Ma la subordinazione militare non è anche subordinazione politica, poiché i fini del proletariato sono totalmente differenti da quelli del capitale. Il popolo è il nemico delle guerre imperialiste: "Quando il suo dominio economico è salvaguardato dalla difesa delle proprie frontiere, il proletariato deve prendere partito senza riserve in favore della pace".
E' attraverso l'opposizione alla guerra che si forgia il nuovo approccio al socialismo di Wolffheim e Laufenberg. Esso troverà il suo campo di applicazione negli sconvolgimenti che colpiranno la Germania dopo l'armistizio del 1918. Questa nuova idea, è quella dei consigli operai a cui essi si uniranno nel 1917.
Saranno l'elemento centrale della loro politica. I consigli permettono una partecipazione diretta del popolo alle decisioni che lo riguardano, permettono di superare il gioco parlamentare e di respingere le organizzazioni burocratiche dei partiti e dei sindacati classici. Per gli "amburghesi", il centro della rivoluzione si trova nell'azione. La forma burocratica del partito deve essere superata e diventare una semplice struttura di propaganda al servizio dell'idea consiliarista.
Questo approccio è in totale opposizione al modello bolscevico. Esso si ripropone un decentramento verso la base e una democrazia diretta all'altezza della lotta per una società socialista del futuro. "Se, nell'epoca imperialista, le masse sono l'oggetto del potere esecutivo, scrive Wolffheim, nel mondo socialista, saranno esse stesse il potere esecutivo". Prendono parte alla fondazione della sinistra radicale, una tendenza che riunisce i gruppi rivoluzionari del nord della Germania. Wolffheim incontra, in qualità di rappresentante del gruppo, gli spartachisti berlinesi per preparare l'insurrezione del 1918. Interviene affinché essa non porti ad una catastrofe generale, provocando il caos in Germania e insiste sulla necessità che il fronte non collassi. Si oppone violentemente agli slogan di diserzione di massa lanciati da parte di alcuni leader spartachisti.

La Rivoluzione ad Amburgo
6 novembre 1918, scoppia la rivoluzione ad Amburgo e Wolffheim, già mobilitato sul campo, vi gioca immediatamente un ruolo di primo piano. I soldati ammutinati, incoraggiati dalla sinistra radicale, proclamano per la prima volta in Germania, la Repubblica socialista. Wolffheim partecipa alla costituzione del "Consiglio degli operai e dei soldati" che assume il controllo della città. Di ritorno dal fronte, Laufenberg è proclamato presidente del consiglio, sin da subito consapevole che "tutte le sorti della rivoluzione europea riposano nelle mani della classe operaia tedesca".
Per lui il dovere immediato dei rivoluzionari è quello di consolidare i risultati ottenuti, rendendoli irreversibili ed evitando la guerra civile. Egli predica la riconciliazione delle classi sotto l'egida della rivoluzione socialista trionfante ed insiste per un rapido ritorno della pace.
La socializzazione della società passa per Laufenberg e Wolffheim attraverso un'azione di progressiva maturazione della coscienza proletaria. Come ha scritto Louis Dupeux, "egli rifuta l'idea che la dittatura del proletariato possa instaurarsi in un solo paese, e soprattutto in una sola volta", da cui deriva la sua futura rottura con il modello sovietico.
Passo dopo passo, il vero socialismo si costruisce attraverso misure concrete. I consigli amburghesi moltiplicano le misure sociali (riduzione dell'orario di lavoro, aumento dei salari, miglioramento delle condizioni di vita ...) che impongono con la forza ai padroni. Essi non hanno mai esitato a collettivizzare le fabbriche dei padroni recalcitranti. I radicali di sinistra rimettono in discussione anche la legittimità dei sindacati e distribuiscono i fondi di queste organizzazioni riformiste ai disoccupati.
Ma l'approccio di Amburgo è anche pragmatico. Essi tentano di mobilitare classi sociali, come il ceto medio, che le conseguenze della guerra precipitano oggettivamente verso la classe operaia. E' stato in tal modo possibile superare le vecchie divisioni per realizzare l'unità delle classi oppresse, e quindi della nazione, intorno alla rivoluzione. La nozione di nazione proletaria in lotta contro l'imperialismo fu successivamente sviluppato dai due di Amburgo. Essa ingloberà l'insieme delle classi lavoratrici, escludendo l'alta borghesia dall'unità nazionale. "I consigli stanno diventando, ha scritto Wolffheim, l'elemento della riunificazione nazionale, della organizzazione nazionale, della fusione nazionale, perché essi sono l'elemento di base, la cellula originaria del socialismo".
Allo stesso modo, i contatti che Laufenberg e Wolffheim presero con i circoli degli ufficiali non sono stati un tradimento delle loro convinzioni socialiste. Sono stati gli ufficiali a mettersi al servizio della rivoluzione. Soprattutto quando il diktat di Versailles ha rimesso in discussione l'integrità della nazione stessa. La classe operaia tedesca si è ritrovata sotto la minaccia di una disfatta completa in balia del capitalismo anglo-sassone. Essi respingono il Trattato e lanciano l'appello per la costituzione di una "Wermarcht popolare" per poter riprendere la lotta contro l'imperialismo a fianco dell'armata rossa sovietica. E' in questo contesto che sono stati avviati i primi contatti con gli ambienti nazionalisti. Se essi hanno destato un certo interesse tra i giovani ufficiali, hanno dovuto affrontare l'incomprensione dell'alta casta militare, che avrebbe fatto perdere una possibilità per la Germania a causa della sua vecchia natura reazionaria e anticomunista. Un capo völkish particolarmente stupido si è persino rifiutato di ricevere Wolffheim perché di radici ebraiche...
"La nazione borghese sta morendo e la nazione socialista cresce, ha scritto Laufenberg. L'idea nazionale ha cessato di essere uno strumento di potere nelle mani della borghesia contro il proletariato e si è rivoltata contro di essa. La grande dialettica della storia ha fatto dell'idea nazionale uno strumento di potere del proletariato contro la borghesia". Le loro posizioni apertamente patriottiche, hanno fatto loro valere l'odio degli spartachisti e degli agenti del Comintern, e le loro prime accuse di deriva "nazional-bolscevica".
I socialdemocratici, divenuti progressivamente maggioritari in seno ai consigli di Amburgo, obbligheranno Laufenberg a dimettersi dal suo posto. Con estrema rapidità la Reazione trionfa, e i moderati consegnano la città all'esercito regolare che liquida la Rivoluzione.

La polemica nazional-bolscevica
Dopo la fondazione della KPD (Partito Comunista Tedesco), Laufenberg e Wolffheim si ritroveranno ben presto affiliati. Ma la campagna contro di loro e le loro posizioni Nazionali-bolsceviche condurrà alla loro espulsione dal partito, seguita da quella della corrente di "sinistra". L'operazione di epurazione del KPD è stata condotta dall'agente del Comintern in Germania, Karl Radek. Essa porterà alla fuoriuscita di oltre la metà dei 107.000 membri del partito in disaccordo con la linea di Mosca.
Laufenberg e Wolffheim si appelleranno dunque alla costituzione di un nuovo partito comunista. Partecipano nel mese di aprile 1920 al congresso di fondazione della KAPD (Partito Comunista Operaio della Germania).
"Il KAPD non sancisce la nascita di un secondo partito", scrive D. Authier nella sua raccolta di testi consiliaristi dell'epoca, "ma l'auto-organizzazione dei proletari radicali che si dotano finalmente di un loro organismo autonomo. L'atmosfera è particolarmente 'calda', i partecipanti hanno l'impressione di vivere un momento storico: lasciare il PC spartachista è rompere definitivamente con la socialdemocrazia".
Molto rapidamente, l'atmosfera si deteriora in seno al KAPD, il KPD fa pressione sull'organizzazione affinché essa liquidi la tendenza degli amburghesi. Lenin stesso cavalcherà la questione: in un passo del suo libro "L'estremismo, malattia infantile del comunismo" (dove regola i suoi conti ideologici con le tendenze di ultra-sinistra), egli liquida senza veramente conoscerle le tesi dei due di Amburgo. Espulsi dalla KAPD, essi saranno i primi a condannare "il capitalismo di Stato" e la deriva totalitarista del regime imposto da Lenin.
Cominciano allora gli anni oscuri, essi fonderanno una moltitudine di piccoli circoli rivoluzionari, il più importante dei quali, la Kommunistischen Bunden, raccolse solo poche centinaia di seguaci. Laufenberg, malato, si ritirò nella sua attività letteraria e morì nel 1932. Niekisch redigerà in suo onore un vibrante elogio funebre nel quale lo rivendicherà come un precursore del nazional-bolscevismo. Egli farà di lui il primo nazional-comunista tedesco da cui deriveranno per filiazione tutti gli altri.
Wolffheim troverà un eco inattesa nelle giovani generazioni nazional-rivoluzionarie degli anni '30. Egli collaborerà alla diffusione delle idee consiliariste sulle riviste "Das Junge Volk" e "Kommenden" allora dirette da K.O. Paetel. Ha avuto così un'importante influenza sul movimento giovanile Bundisch, contribuendo al suo orientamento anti-capitalistico e alla ricerca di una nuova linea comunitaria in seno alla nazione tedesca. Ma l'ascesa del nazismo sarà per lui fatale, arrestato a causa delle sue origini ebraiche, morirà in un campo di concentramento. Fine tragica di un uomo che aveva messo la sua vita al servizio del suo popolo.
Ironia della sorte, il KPD seguirà dal 1923 una linea patriottica con l'obiettivo dichiarato di avvicinare al comunismo le classi medie e alcuni gruppi nazionalisti (con diversi successi di rilievo). Il promotore di questa linea apertamente "nazional-bolscevica" non sarà altro che Karl Radek, l'agente della Internazionale che aveva guidato la campagna contro gli amburghesi.

L'autonomia operaia al giorno d'oggi
La critica radicale del capitalismo mossa dai consigli operai conserva ancora oggi la sua attualità, il sistema che è stato schiacciato nel 1919 domina ancora. Lo sviluppo del liberalismo e la sua estensione a tutto il mondo minaccia ora di mettere in pericolo il futuro stesso dell'umanità.
Come Wolffheim e Laufenberg, noi vogliamo far maturare l'autonomia operaia, la rivolta proletaria liberata dalla morsa sindacale e dalle illusioni dei partiti del sistema. Non vogliamo vedere la nostra ribellione incanalata, guidata e svenduta sull'altare della pace sociale rendendoci responsabili della nostra stessa miseria.
Di fronte agli attacchi del capitale contro la nostra vita, chiediamo la ripresa della lotta. Il deterioramento della situazione della classe operaia va di pari passo con l'impoverimento delle classi medie, la resistenza diventa una questione di sopravvivenza. Ancora una volta, noi perdiamo solo le battaglie che non combattiamo. Qui e ora, più che mai, quelli che vivono sono quelli che lottano.

Bibliografia
Denis Authier e Gilles Dauvé, Les communistes de gauche dans la révolution allemande, Editions Les Nuits Rouges, Parigi, 2003. Raccolta di testi sui Consigli compresi la "Rivoluzione ad Amburgo" di Laufenberg e "Organizzazioni di categoria o sindacati " di Wolffheim.
Christophe Bourseiller, Histoire générale de l'ultra-gauche, Denoël, Parigi, 2003.
Pierre Broué, Révolution en Allemagne. 1917-1923, Les Editions de Minuit, Parigi, 1971.
Louis Dupeux, National bolchevisme: stratégie communiste et dynamique conservatrice, 2 voll., Librairie Honoré Champion, Parigi, 1979. L'analisi più competa sull'argomento.
Jean-Pierre Faye, Langages totalitaires, Edition Hermann, Parigi, 2004.
Alain Thiémé, La Jeunesse "Bündisch" en Allemagne. Au travers de "Die Kommenden" (janvier 1930- juillet 1931), ACE, Saint-Etienne, 2003.

(ns. trad. di "Les pères du 'national communisme' allemand: Heinrich Laufenberg et Fritz Wolffheim", in "Rébellion. Bimestriel de l'Organisation Socialiste Revolutionnaire Europeenne", n. 3, novembre-dicembre 2003, http://rebellion.hautetfort.com/archive/2006/04/13/heritage-heinrich-laufenberg-et-fritz-wolffheim.html)

venerdì 5 marzo 2010

Heinrich Laufenberg e Friedrich Wolffheim (2009), di NazionalBolscevismo

Heinrich Laufenberg (pseudonimo, Karl Erler; Colonia, 19 gennaio 1872 - Amburgo, 3 febbraio 1932) fu storico, giornalista e politico.
Studiò filosofia all'università di Rostock, laureandosi con una tesi dal titolo: Der historische Wert des Panegyricus des Bischofs Ennodius (Valore storico del Panegirico del Vescovo Ennodius, Celle 1902), dal 1902 fu membro del Partito Cattolico di Centro, oltre a collaborare con la rivista "Germania".
Dopo un lungo soggiorno in Inghilterra, durante il quale si dedicò allo studio di Marx ed Engels e della filosofia di Joseph Dietzgens, entrò a far parte nel 1904 dei socialdemocratici e, fino al 1907, fu assiduo collaboratore del "Düsseldorfer Volkszeitung", pubblicando svariati scritti anticlericali. Si recò quindi ad Amburgo, dove, su raccomandazione di Franz Mehring, prestò attività come storico di partito. Nel 1911 completò il primo tomo della sua Storia del movimento operaio ad Amburgo, Altona e dintorni, mentre il secondo dovette essere concluso soltanto vent'anni dopo, a poca distanza dalla sua morte. Fu inoltre a capo della scuola di partito di Amburgo della SPD.
Nel 1912, a causa delle sue vedute di tipo radicale, Laufenberg fu sollevato dai suoi incarichi. Allo scoppio della Prima guerra mondiale faceva parte di quell'ala della socialdemocrazia, che si era scagliata in massa contro i crediti di guerra. Dal 1914 collaborò assiduamente con Fritz Wolffheim, coniugando idee politicamente sovietico-comuniste, ma al tempo stesso sindacalistiche.
Furono in particolare le pubblicazioni di Anton Pannekoek (1873-1960), che scriveva sotto lo pseudonimo di Karl Horner, e di Herman Gorter (1864-1927) ad introdurre l'idea sovietico-comunista all'interno della socialdemocrazia tedesca. A tal proposito, già dal 1912 Fritz Wolffheim era in contatto con l'Industrial Workers of the World (IWW), fondata a Chicago il 27 giugno 1905.
Insieme, Laufenberg e Wolffheim pubblicarono nell'agosto 1914 il loro testo programmatico Imperialismus und Demokratie. Ein Wort zum Weltkrieg (Imperialismo e democrazia. Commenti sulla Prima guerra mondiale), che si scagliava contro la Burgfriedenspolitik della socialdemocrazia, la quale si era proposta di rinunciare, per tutta la durata della guerra, a qualsiasi scontro con gli altri partiti e ad agitazioni contro il Governo. Dal 1916 ci furono stretti contatti con Johann Knief, a Brema, dove pubblicava la rivista "Arbeiterpolitik" ("Politica operaia"). Contemporaneamente, ad Amburgo, Laufenberg e Wolffheim pubblicarono "Der Kampf" ("La lotta").
Durante la Rivoluzione tedesca, il 12 novembre 1918, Laufenberg fu eletto, con Wilhelm Heise, presidente del Consiglio Operaio e Militare per la zona di Gross-Hamburg. Si ritirò dalla carica il 20 gennaio 1919.
Dal 16 al 20 dicembre 1918 partecipò al primo Congresso dei Consigli Operai e Militari a Berlino, dove la metà dei rappresentanti votò a favore di un'Assemblea Nazionale, rifiutando di fatto il sistema dei Consigli. A tale congresso la SPD (MSPD, Partito Socialdemocratico di Maggioranza), con 296 rappresentanti, riportò una netta maggioranza. La USPD, Partito Socialdemocratico Indipendente, raccolse 96 rappresentanti.

Friedrich "Fritz" Wolffheim (Berlino, 30 ottobre 1888 - Lager di Ravensbrück, 17 marzo 1942), politico comunista.
Proveniente da una famiglia benestante di commercianti ebrei, Wolffheim studiò da commesso di negozio (ragioniere) e dal 1909 fu membro del Partito Socialdemocratico Tedesco (SPD), per il quale scrisse su vari quotidiani.
Dal 1910 al 1913 fu a San Francisco, dove come membro del Socialist Party of America fu redattore del "Vorwärts der Pacific-Küste" ("L'avanguardia della Costa Pacifica"), una pubblicazione dell'Unione dei Sindacati cui egli apparteneva, l'Industrial Workers of the World (IWW), fondata il 27 giugno 1905 a Chicago. Nel 1913 si stabilì ad Amburgo, dove dall'inizio della guerra, nel 1914, iniziarono a radunarsi intorno a lui e ad Heinrich Laufenberg gli oppositori della politica di tregua nella lotta parlamentare della SPD. Insieme, con l'appoggio della sinistra radicale di Brema, pubblicarono il quotidiano "Der Kampf" e fra il 1915 e il 1918 furono più volte arrestati per attività anti-bellica. Nel 1918 Wolffheim fu tra i capi del Consiglio degli Operai e dei Soldati ad Amburgo, ma a causa di una malattia nervosa, da metà novembre di quell'anno fino al maggio successivo, dovette ricoverarsi in una casa di cura.
Nel 1919 passò alla KPD(S), dove accanto a Laufenberg e a Otto Rühle, fu uno dei maggiori portavoce dell'ala antiparlamentare della sinistra. Nell'ottobre dello stesso anno lui e Laufenberg furono espulsi dalla KPD, a causa delle lamentele del sindacalismo, ma furono tuttavia rappresentanti di un unionismo che riteneva necessari l'esistenza in parallelo di un'organizzazione di lotta economica come base di massa, e di un partito attivo prevalentemente dal punto di vista teorico e propagandistico. Tale concetto ebbe il consenso del movimento comunista sovietico quasi fino al 1922, ma fu in seguito abbandonato dalla maggioranza, a favore di un'organizzazione unitaria.
Dopo l’esclusione dalla KPD Wolffheim fondò con Laufenberg il Kommunistische Partei Hamburg - Sektion der IWW (KPH/IWW) (Partito Comunista di Amburgo - Sezione dell'IWW) e si occupò inoltre della fondazione dell'Allgemeine Arbeiterunion (AAU, Unione Generale dei Lavoratori). Nell’aprile 1920 la KPH fu assorbita dalla KAPD, dove Wolffheim e Laufenberg fecero parte della cosiddetta ala nazional-bolscevica e pochi mesi dopo, in agosto, furono spinti da Arthur Goldstein a lasciare il partito, a causa di idee di tipo borghese-nazionalista. Alla base di tale contrasto vi fu fra l'altro la fondazione della Libera Unione per lo Studio del Comunismo Tedesco, in cui Wolffheim e Laufenberg cercarono di trasmettere alla media borghesia un comune interesse ad un orientamento della Germania verso la Russia sovietica, sotto l'influenza del Trattato di Versailles. La Lega dei Comunisti, fondata da entrambi dopo l'uscita dalla KAPD, fu guidata da Wolffheim fino al 1925, ma sfociò ben presto nel settarismo. Dopo la separazione da Laufenberg, nel 1922, Wolffheim aveva tentato più volte fra il 1925 e il 1929 di rientrare nella KPD, che iniziò ad assumere in breve tempo chiare connotazioni nazional-bolsceviche, sotto l'influsso di un celebre discorso (Schlageter-Rede) di Karl Radek, che criticava energicamente le posizioni di Wolffheim e Laufenberg che avevano fino ad allora caratterizzato il nazional-bolscevismo. A differenza di Laufenberg, Wolffheim con la sua ideologia si allontanò sempre più dal marxismo, a favore di concezioni di tipo popolar-nazionalistico, che lo portarono nel 1933 ad approdare al GSRN (Gruppo dei Nazionalisti Socialrivoluzionari) di Karl Otto Paetel.
Alla fine del 1936 Wolffheim fu arrestato e morì nel 1942 nel lager di Ravensbrück.

(tratto dal blog "NazionalBolscevismo", http://nazbol.splinder.com/archive/2009-02)

domenica 28 febbraio 2010

Kommunistische Arbeiter-Internazionale (1974), di Enzo Rutigliano

Il 31 luglio 1921, il CC della KAPD dispone che una commissione venga creata per la preparazione di una conferenza d'organizzazione di una nuova internazionale, prendendo contatto con gruppi affini di altri paesi. Nella stessa seduta vengono esaminati i risultati del 3° Congresso dell'IC; si valuta tra l'altro che quest'ultimo
"ha legato definitivamente e indissolubilmente il destino della Terza Internazionale allo Stato Sovietico attuale, ovvero ad uno stato sostanzialmente borghese. Essa ha subordinato gli interessi della rivoluzione proletaria internazionale agli interessi della rivoluzione borghese di un solo paese. Si è in questo modo tolta alla Terza Internazionale qualunque autonomia ponendola sotto la diretta dipendenza della borghesia internazionale".(1)
e dunque siccome
"il proletariato rivoluzionario mondiale si trova attualmente impegnato in una lotta gigantesca contro le forze più compatte ed omogenee del capitalismo internazionale senza disporre di un'organizzazione internazionale di lotta che rappresenti con fermezza, veramente, e senza esitazioni di sorta gli interessi della rivoluzione proletaria...".
è necessario che una nuova Internazionale comunista sia creata e che si assegni come scopo preliminare
"l'annientamento degli stati capitalistici come primo passo verso la creazione degli stati proletari sovietici. L'interesse supremo - l'Internazionale comunista operaia - non dovrà rappresentare l'interesse particolare di una rivoluzione 'nazionale' o occidentale, europea, esso dovrà essere l'interesse comune del proletariato internazionale".
Nella determinazione della tattica essa deve
"prendere a base la determinazione del grado di sviluppo economico di ciascun paese e combattere, là dove il duello mortale è in piedi, con armi esclusivamente rivoluzionarie, ovvero con metodi antiparlamentari e contro le burocrazie sindacali. Generalmente illegali. I metodi di lotta della KAPD furono determinati dall'avanzato grado di sviluppo economico della Germania. In tutti i paesi a regime capitalista, il proletariato - quando il capitalismo sarà entrato in questa stessa fase - dovrà ricorrere agli stessi metodi; una dimostrazione pratica di questo fatto ci è fornita dal progredire verso le forme tattiche e organizzative del nostro partito, che attualmente si manifesta in quei paesi che sono stati intimamente associati alla politica dello stato borghese tedesco e che in seguito alla sconfitta della guerra mondiale, sono stati trascinati in una situazione politica ed economica similare".
"Questi paesi sono: l'Austria, la Bulgaria, la Svizzera tedesca, l'Olanda, il Lussemburgo etc... in ciascuno di questi paesi i gruppi comunisti operai convergono verso posizioni identiche a quelle della KAPD". (...) Il comitato centrale tenendo conto della necessità della lotta della classe internazionale, si orienta verso la costruzione di una Internazionale Comunista Operaia per i compiti più urgenti del proletariato rivoluzionario mondiale".(2)
Sull'opportunità della creazione di una nuova Internazionale prende subito posizione contraria il Comitato di Gestione del partito che esprime, in questo caso, la tendenza generale che crede nella necessità di rafforzare la KAPD in Germania prima di dedicarsi ad un siffatto compito. Si fa notare che il partito è in declino dopo la sconfitta dell'Azione di Marzo così come tutti gli altri schieramenti ultra-sinistri e si chiede altresì la partecipazione del partito alle lotte quotidiane dei lavoratori tedeschi per il miglioramento delle condizioni di lavoro. Tra il Comitato Centrale e il Comitato di Gestione si creano tensione e conflitti di potere.(3)
Il Comitato Centrale ha dalla sua parte la minoranza intransigente formata in gran parte da intellettuali alla quale appartengono la Direzione di Berlino: Schröeder, Goldstein, Sach etc... Questi ultimi rifiutano ogni compromesso con la lotta economica e spingono per la creazione immediata di una IV Internazionale. La polemica si concluderà con la scissione del marzo 1922 e con il trasferimento della direzione che ha in mano giuridicamente gli organismi del partito, la stampa, a Essen da dove prenderà la denominazione di Tendenza-Essen (Essener-Richtung).
A partire da questo momento esistono in Germania due KAPD, due AAU. due "Kommunistische Arbeiter-Zeitung", due "Kampfruf". La Tendenza-Essen raggruppa l'antico Comitato Centrale più qualche distretto. La Tendenza-Berlino (Berliner-Richtung) raggruppa il Comitato di Gestione più la maggioranza del partito e l'intero distretto di Berlino. Quest'ultima sopravviverà più a lungo, anche se alla fine anonima, e raggrupperà ancora un discreto numero di operai attivisti, l'altra, presto, coinciderà con un ufficio che si occupa esclusivamente della creazione dell'Internazionale. Intanto Hermann Gorter ammalato per il periodo delle lotte di tendenza, solidarizza con la Tendenza-Essen in uno scritto del 1922 La necessità della riunificazione della KAPD. D'altro canto, la sua stretta collaborazione con Schröeder non poteva che indirizzare in tal senso una sua presa di posizione.
La Tendenza-Essen, dal momento della sua costituzione, si dedica interamente ed esclusivamente alla creazione dell'Internazionale, così che nell'aprile del 1922 si riunisce in una Conferenza in cui viene proclamata la costituzione della Kommunistische Arbeiter Internazionale con la sola presenza della KAPD-Essen e degli ultra-sinistri olandesi. Vengono altresì adottate in questa sede le tesi della KAI.
Dal primo al 5 ottobre si tiene la Seconda Conferenza che vede la partecipazione, questa volta, oltre che dei gruppi precedenti, di un rappresentante dell'ultra-sinistra russa, il KAP bulgaro, un delegato dell'organizzazione giovanile della KAPD, il rappresentante di un gruppo di Amsterdam e un rappresentante delle AAU-Essen, Sylvia Pankhurst, con la quale erano stati presi contatti anche per la formazione di un partito comunista operaio inglese, si limitò ad inviare la sua adesione al II Congresso. Gli olandesi presenti si erano costituiti dal settembre 1921 in Partito Comunista Operaio d'Olanda (KAPN) al quale però non avevano aderito né Pannekoek (a quei tempi più vicino alle AAU-E), né Henriette Roland-Holst. Allorché si produsse la scissione della KAPD in Germania, il KAPN optò per la maggioranza per la Tendenza-Essen. Il suo Congresso di agosto proclamò l'adesione alla KAI.
Il KAP di Bulgaria è il gruppo più importante e numeroso dei partiti aderenti alla nuova Internazionale. Esso conta più di mille membri e si è costituito in partito dopo il III Congresso dell'Internazionale Comunista, nel gennaio del 1922. La sua composizione è del tutto simile a quella della KAPD, sia per quanto riguarda la struttura organizzativa (esso ha suoi organismi di massa in quattro città, del tipo delle AAU) sia per quanto riguarda la composizione sociologica dei suoi membri. Allorché si produsse la scissione nella KAPD quest'ultima ebbe riflessi nel KAP di Bulgaria sì che si formò la tendenza-Varna analoga a quella di Berlino e la tendenza-Sofia analoga a quella di Essen che però si sfaldò non appena formata sì che al II Congresso della KAI era presente, paradossalmente, la tendenza-Varna. Il gruppo operaista russo era rappresentato dal delegato del KAP di Russia, evidentemente illegale, la cui attività consisteva nella diffusione di materiale di propaganda kapdista. All'epoca del II Congresso, i contatti con i gruppi ultra-sinistri jugoslavi non erano tali da consentire una partecipazione di questi ultimi al congresso.
Nel novembre del 1924 si ha il 3° ed ultimo Congresso della KAI che da questo momento in poi non esisterà che come idea. Per capire il contesto teorico in cui nasce la KAI - destinata per altro al fallimento prima ancora della sua nascita ufficiale - bisogna collegarsi all'assioma dal quale qualunque discorso teorico della KAPD doveva discendere: l'imminenza della rivoluzione. - La teoria della crisi mortale del capitalismo. E' solo facendo riferimento a questo assunto di base che si capisce come per i dirigenti di Essen è urgente e imprescindibile la creazione di un organismo di organizzazione internazionale che sia punto di riferimento per la rivoluzione mondiale. Non a caso la tendenza-Berlino - contraria alla creazione della KAI - era quella che negli ultimi tempi era collegata con i gruppi olandesi che, insieme a Pannekoek stavano rivedendo criticamente la teoria della "crisi finale" del capitalismo. Al V Congresso della KAPD-Berlino però, questo gruppo, sarà sconfitto ed anzi il Congresso stesso sarà dedicato all'esplicitazione e all'approfondimento di questa parola d'ordine la cui spiegazione sarà riportata alla teoria luxemburghiana dell'imperialismo. E, d'altro canto, è comprensibile anche questo: un partito creato per e in funzione della rivoluzione, per giustificare la propria esistenza in un momento in cui le sue possibilità reali (della rivoluzione) ormai non esistono, ed il proletariato, intero, è tornato al suo abituale ruolo di oggetto della storia in quanto storia della borghesia, allora non può che teorizzare l'imminenza della rivoluzione.
Ormai però la KAPD si avviava ad un'esistenza da setta. A partire dalla scissione il suo impatto con la realtà operaia sarà nullo. Essa sarà d'ora in poi fuori dal movimento reale perché il movimento reale non è più rivoluzionario e la KAPD era un partito il cui compito era stato quello di porsi come livello di scontro più alto all'interno di un processo rivoluzionario in atto.

Note
(1) Verbali della riunione della KAPD - Comitato Centrale - 31.7.1921.
(2) Verbali della riunione della KAPD, op. cit.
(3) Per assicurare la democrazia nel partito vi era un doppio CC. Il secondo, il Geschäftsführender Hauptausschuss aveva il compito di controllare quest'ultimo e si componeva, sia del CC vero e proprio, sia dei rappresentanti dei Distretti - uno per ogni Distretto. Era così composto da una rappresentanza politica e da una - per così dire - geografica.

(tratto da Enzo Rutigliano, op. cit., pp. 53-58 e 272n).