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mercoledì 28 aprile 2010

bibliografia_0.1.4

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- Tesi sul ruolo del partito nella Rivoluzione Proletaria (1927), in Rutigliano, Enzo, op. cit., pp. 257-263.
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Altri riferimenti:
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domenica 28 febbraio 2010

Kommunistische Arbeiter-Internazionale (1974), di Enzo Rutigliano

Il 31 luglio 1921, il CC della KAPD dispone che una commissione venga creata per la preparazione di una conferenza d'organizzazione di una nuova internazionale, prendendo contatto con gruppi affini di altri paesi. Nella stessa seduta vengono esaminati i risultati del 3° Congresso dell'IC; si valuta tra l'altro che quest'ultimo
"ha legato definitivamente e indissolubilmente il destino della Terza Internazionale allo Stato Sovietico attuale, ovvero ad uno stato sostanzialmente borghese. Essa ha subordinato gli interessi della rivoluzione proletaria internazionale agli interessi della rivoluzione borghese di un solo paese. Si è in questo modo tolta alla Terza Internazionale qualunque autonomia ponendola sotto la diretta dipendenza della borghesia internazionale".(1)
e dunque siccome
"il proletariato rivoluzionario mondiale si trova attualmente impegnato in una lotta gigantesca contro le forze più compatte ed omogenee del capitalismo internazionale senza disporre di un'organizzazione internazionale di lotta che rappresenti con fermezza, veramente, e senza esitazioni di sorta gli interessi della rivoluzione proletaria...".
è necessario che una nuova Internazionale comunista sia creata e che si assegni come scopo preliminare
"l'annientamento degli stati capitalistici come primo passo verso la creazione degli stati proletari sovietici. L'interesse supremo - l'Internazionale comunista operaia - non dovrà rappresentare l'interesse particolare di una rivoluzione 'nazionale' o occidentale, europea, esso dovrà essere l'interesse comune del proletariato internazionale".
Nella determinazione della tattica essa deve
"prendere a base la determinazione del grado di sviluppo economico di ciascun paese e combattere, là dove il duello mortale è in piedi, con armi esclusivamente rivoluzionarie, ovvero con metodi antiparlamentari e contro le burocrazie sindacali. Generalmente illegali. I metodi di lotta della KAPD furono determinati dall'avanzato grado di sviluppo economico della Germania. In tutti i paesi a regime capitalista, il proletariato - quando il capitalismo sarà entrato in questa stessa fase - dovrà ricorrere agli stessi metodi; una dimostrazione pratica di questo fatto ci è fornita dal progredire verso le forme tattiche e organizzative del nostro partito, che attualmente si manifesta in quei paesi che sono stati intimamente associati alla politica dello stato borghese tedesco e che in seguito alla sconfitta della guerra mondiale, sono stati trascinati in una situazione politica ed economica similare".
"Questi paesi sono: l'Austria, la Bulgaria, la Svizzera tedesca, l'Olanda, il Lussemburgo etc... in ciascuno di questi paesi i gruppi comunisti operai convergono verso posizioni identiche a quelle della KAPD". (...) Il comitato centrale tenendo conto della necessità della lotta della classe internazionale, si orienta verso la costruzione di una Internazionale Comunista Operaia per i compiti più urgenti del proletariato rivoluzionario mondiale".(2)
Sull'opportunità della creazione di una nuova Internazionale prende subito posizione contraria il Comitato di Gestione del partito che esprime, in questo caso, la tendenza generale che crede nella necessità di rafforzare la KAPD in Germania prima di dedicarsi ad un siffatto compito. Si fa notare che il partito è in declino dopo la sconfitta dell'Azione di Marzo così come tutti gli altri schieramenti ultra-sinistri e si chiede altresì la partecipazione del partito alle lotte quotidiane dei lavoratori tedeschi per il miglioramento delle condizioni di lavoro. Tra il Comitato Centrale e il Comitato di Gestione si creano tensione e conflitti di potere.(3)
Il Comitato Centrale ha dalla sua parte la minoranza intransigente formata in gran parte da intellettuali alla quale appartengono la Direzione di Berlino: Schröeder, Goldstein, Sach etc... Questi ultimi rifiutano ogni compromesso con la lotta economica e spingono per la creazione immediata di una IV Internazionale. La polemica si concluderà con la scissione del marzo 1922 e con il trasferimento della direzione che ha in mano giuridicamente gli organismi del partito, la stampa, a Essen da dove prenderà la denominazione di Tendenza-Essen (Essener-Richtung).
A partire da questo momento esistono in Germania due KAPD, due AAU. due "Kommunistische Arbeiter-Zeitung", due "Kampfruf". La Tendenza-Essen raggruppa l'antico Comitato Centrale più qualche distretto. La Tendenza-Berlino (Berliner-Richtung) raggruppa il Comitato di Gestione più la maggioranza del partito e l'intero distretto di Berlino. Quest'ultima sopravviverà più a lungo, anche se alla fine anonima, e raggrupperà ancora un discreto numero di operai attivisti, l'altra, presto, coinciderà con un ufficio che si occupa esclusivamente della creazione dell'Internazionale. Intanto Hermann Gorter ammalato per il periodo delle lotte di tendenza, solidarizza con la Tendenza-Essen in uno scritto del 1922 La necessità della riunificazione della KAPD. D'altro canto, la sua stretta collaborazione con Schröeder non poteva che indirizzare in tal senso una sua presa di posizione.
La Tendenza-Essen, dal momento della sua costituzione, si dedica interamente ed esclusivamente alla creazione dell'Internazionale, così che nell'aprile del 1922 si riunisce in una Conferenza in cui viene proclamata la costituzione della Kommunistische Arbeiter Internazionale con la sola presenza della KAPD-Essen e degli ultra-sinistri olandesi. Vengono altresì adottate in questa sede le tesi della KAI.
Dal primo al 5 ottobre si tiene la Seconda Conferenza che vede la partecipazione, questa volta, oltre che dei gruppi precedenti, di un rappresentante dell'ultra-sinistra russa, il KAP bulgaro, un delegato dell'organizzazione giovanile della KAPD, il rappresentante di un gruppo di Amsterdam e un rappresentante delle AAU-Essen, Sylvia Pankhurst, con la quale erano stati presi contatti anche per la formazione di un partito comunista operaio inglese, si limitò ad inviare la sua adesione al II Congresso. Gli olandesi presenti si erano costituiti dal settembre 1921 in Partito Comunista Operaio d'Olanda (KAPN) al quale però non avevano aderito né Pannekoek (a quei tempi più vicino alle AAU-E), né Henriette Roland-Holst. Allorché si produsse la scissione della KAPD in Germania, il KAPN optò per la maggioranza per la Tendenza-Essen. Il suo Congresso di agosto proclamò l'adesione alla KAI.
Il KAP di Bulgaria è il gruppo più importante e numeroso dei partiti aderenti alla nuova Internazionale. Esso conta più di mille membri e si è costituito in partito dopo il III Congresso dell'Internazionale Comunista, nel gennaio del 1922. La sua composizione è del tutto simile a quella della KAPD, sia per quanto riguarda la struttura organizzativa (esso ha suoi organismi di massa in quattro città, del tipo delle AAU) sia per quanto riguarda la composizione sociologica dei suoi membri. Allorché si produsse la scissione nella KAPD quest'ultima ebbe riflessi nel KAP di Bulgaria sì che si formò la tendenza-Varna analoga a quella di Berlino e la tendenza-Sofia analoga a quella di Essen che però si sfaldò non appena formata sì che al II Congresso della KAI era presente, paradossalmente, la tendenza-Varna. Il gruppo operaista russo era rappresentato dal delegato del KAP di Russia, evidentemente illegale, la cui attività consisteva nella diffusione di materiale di propaganda kapdista. All'epoca del II Congresso, i contatti con i gruppi ultra-sinistri jugoslavi non erano tali da consentire una partecipazione di questi ultimi al congresso.
Nel novembre del 1924 si ha il 3° ed ultimo Congresso della KAI che da questo momento in poi non esisterà che come idea. Per capire il contesto teorico in cui nasce la KAI - destinata per altro al fallimento prima ancora della sua nascita ufficiale - bisogna collegarsi all'assioma dal quale qualunque discorso teorico della KAPD doveva discendere: l'imminenza della rivoluzione. - La teoria della crisi mortale del capitalismo. E' solo facendo riferimento a questo assunto di base che si capisce come per i dirigenti di Essen è urgente e imprescindibile la creazione di un organismo di organizzazione internazionale che sia punto di riferimento per la rivoluzione mondiale. Non a caso la tendenza-Berlino - contraria alla creazione della KAI - era quella che negli ultimi tempi era collegata con i gruppi olandesi che, insieme a Pannekoek stavano rivedendo criticamente la teoria della "crisi finale" del capitalismo. Al V Congresso della KAPD-Berlino però, questo gruppo, sarà sconfitto ed anzi il Congresso stesso sarà dedicato all'esplicitazione e all'approfondimento di questa parola d'ordine la cui spiegazione sarà riportata alla teoria luxemburghiana dell'imperialismo. E, d'altro canto, è comprensibile anche questo: un partito creato per e in funzione della rivoluzione, per giustificare la propria esistenza in un momento in cui le sue possibilità reali (della rivoluzione) ormai non esistono, ed il proletariato, intero, è tornato al suo abituale ruolo di oggetto della storia in quanto storia della borghesia, allora non può che teorizzare l'imminenza della rivoluzione.
Ormai però la KAPD si avviava ad un'esistenza da setta. A partire dalla scissione il suo impatto con la realtà operaia sarà nullo. Essa sarà d'ora in poi fuori dal movimento reale perché il movimento reale non è più rivoluzionario e la KAPD era un partito il cui compito era stato quello di porsi come livello di scontro più alto all'interno di un processo rivoluzionario in atto.

Note
(1) Verbali della riunione della KAPD - Comitato Centrale - 31.7.1921.
(2) Verbali della riunione della KAPD, op. cit.
(3) Per assicurare la democrazia nel partito vi era un doppio CC. Il secondo, il Geschäftsführender Hauptausschuss aveva il compito di controllare quest'ultimo e si componeva, sia del CC vero e proprio, sia dei rappresentanti dei Distretti - uno per ogni Distretto. Era così composto da una rappresentanza politica e da una - per così dire - geografica.

(tratto da Enzo Rutigliano, op. cit., pp. 53-58 e 272n).

mercoledì 17 febbraio 2010

Un antefatto: il Bureau di Amsterdam (1974), di Enzo Rutigliano

Dopo il I Congresso dell'Internazionale Comunista il Comitato Esecutivo appena eletto decise che bisognava rompere l'isolamento nell'Europa Occidentale e in America e pensò di creare un apposito ufficio che si incaricasse di organizzare la propaganda, studiare i problemi specifici e mantenere i collegamenti.
La scelta dell'ubicazione cadde su Amsterdam per la facilità delle comunicazioni con l'America e gli altri paesi dell'Europa Occidentale che da lì potevano essere mantenute ma, anche, perché l'Olanda di quel periodo rappresentava il paese con il gruppo comunista più chiaramente definito formato da "tribunisti"(1) che, primi in Europa, avevano fondato un partito comunista nel novembre 1918.
Rutgens, ingegnere comunista olandese viene chiamato a Mosca per studiare la cosa e il 5 novembre 1919 fa ritorno ad Amsterdam con il seguente mandato:
1) Stabilire un centro di propaganda comunista, pubblicare un giornale ed opuscoli in tre lingue.
2) Entrare in relazione con vari gruppi e partiti comunisti dell'Europa occidentale e dell'America.
3) Organizzare nel minor tempo possibile una conferenza comunista.(2)
Rutgens si mise immediatamente al lavoro e organizzò la pubblicazione di un bollettino (del quale uscirono solo i primi due numeri nel febbraio e nel marzo 1920) in francese, inglese e tedesco che avrebbe dovuto raccogliere e diffondere le informazioni e le situazioni del movimento comunista nei diversi paesi e la formazione di un archivio di tutta la pubblicistica comunista dallo scoppio della rivoluzione russa in poi.
Con la creazione del Bureau di Amsterdam, insieme al Segretariato di Berlino creato nello stesso periodo(3) si volevano creare le strutture di collegamento per radicare la Terza Internazionale in Europa Occidentale in vista della rivoluzione imminente in occidente la cui possibilità e necessità per la sopravvivenza della stessa rivoluzione russa erano a quel tempo esplicitamente ammesse dai bolscevichi.
Tra i compiti immediati del Bureau di Amsterdam ma anche del Segretariato di Berlino era quello - come si è detto - d'indire una Conferenza Internazionale Comunista e fu per primo quest'ultimo che cominciò ad organizzarla con il seguente ordine del giorno, da tenersi in Germania:
1) Relazione sulla situazione di ciascun paese fatta dai delegati dei paesi stessi.
2) Situazione internazionale.
3) Tattica da seguire nella lotta rivoluzionaria del proletariato.
4) Organizzazione.
Il Segretariato di Berlino elaborò anche delle tesi politiche il cui orientamento rifletteva le posizioni moderate di Paul Levi e tendenti in primo luogo a negare le possibilità reali, almeno nel breve periodo, della rivoluzione proletaria in occidente e in particolare in Germania, e in secondo luogo all'uso dei parlamenti e dei sindacati.(4) Avutane notizia, il Bureau di Amsterdam decise di partecipare preparando, a sua volta, alcuni documenti politici tra cui le Proposte e Tesi per una Conferenza Comunista Internazionale.(5)
Le cinque tesi e i relativi chiarimenti sembrano a prima vista accettare il punto di vista dell'esecutivo (circolare Zinoviev) sull'uso rivoluzionario dei parlamenti borghesi, ma ad un più attento esame, esse introducevano un elemento nuovo di importanza capitale: "man mano che la produzione capitalistica si disgrega e la situazione diviene più nettamente rivoluzionaria, l'azione parlamentare perde in importanza rispetto all'azione diretta delle masse (...). In questa circostanza, la classe operaia che si accinge ad organizzare la propria forza nei Consigli, potrà rinunciare ad ogni azione parlamentare.(6)
Inoltre, nelle stesse tesi, il Bureau di Amsterdam, difenderà esplicitamente la Sinistra tedesca della KPD che in quei mesi era vittima delle persecuzioni di Paul Levi (culminate qualche mese più tardi con l'espulsione dal partito) che intendeva capovolgere la posizione astensionista che il partito si era data al momento della sua costituzione contro le posizioni della minoranza della quale facevano parte oltre allo stesso Levi, Rosa Luxemburg e Karl Liebknecht.
Conseguentemente alla linea politica espressa dianzi, le tesi prendevano posizione anche sulla questione delle autonomie tattiche dei vari partiti comunisti ribadendo che:
"(...) non spetta ad un congresso internazionale stabilire se un paese si trova in una situazione rivoluzionaria. Ai comunisti di ciascun paese spetta decidere questo! La rivoluzione proletaria non si sviluppa in tutti i paesi come un movimento d'insieme. (...) Un congresso internazionale può fissare la tattica solo a grandi linee. Spetta ai comunisti di ciascun paese trarre le conseguenze per la pratica della lotta".(7)
Anche questa presa di posizione, come si può arguire, era in netto contrasto con l'orientamento dell'Internazionale Comunista fondata sul principio della più rigida centralizzazione. Le tesi sulla questione dei sindacati erano ispirate allo stesso principio che animava le tesi sulla questione del parlamentarismo e, pur accettando la necessità dei sindacati come organizzazioni difensive della classe operaia denunciavano l'estremo grado di burocratizzazione da essi raggiunto nei paesi capitalistici avanzati dell'occidente.
"L'organizzazione sindacale diviene talvolta nelle mani di questi ultimi (i dirigenti burocrati) un organo del padronato per impedire o soffocare gli scioperi. (...) Essi cercano di rafforzare il sistema capitalistico invitando gli operai ad aumentare l'intensità del lavoro e si oppongono violentemente ad ogni attività rivoluzionaria delle masse".(8)
Come si vede, nihil su sole novi! Da questa analisi comunque discende come conseguenza diretta la lotta contro i sindacati burocratizzati attraverso correnti di opposizione comunista all'interno prima, e con la formazione di nuove organizzazioni poi; indicando anche, laddove esistevano, di appoggiare le organizzazioni di sindacalisti rivoluzionari quali gli IWW in America e gli Shop Stewards in Inghilterra.
Un altro punto importante del documento indicava quale unico compito del sindacato nella società socialista, la regolamentazione interna del lavoro, svalutandone così drasticamente il ruolo a vantaggio dei consigli di fabbrica ai quali sarebbe spettato il nucleo centrale della nuova organizzazione sociale: "La base dell'edificazione di tutto il sistema amministrativo e politico, è l'unione degli esseri umani nel processo di produzione".(9)
Questo motivo del ruolo spettante ai sindacati nella costruzione del socialismo sarebbe scoppiato, qualche anno dopo, al terzo congresso mondiale della Internazionale, con la relazione fatta da Alessandra Kollontaij che portava nel congresso l'eco della forte opposizione degli operai dei sindacati alla militarizzazione del lavoro voluta da Trotsky.
Possiamo dunque individuare in queste tesi del Bureau di Amsterdam la prima trattazione di quei motivi di opposizione di sinistra all'interno dell'Internazionale Comunista che, più tardi nella KAPD avrebbero trovato più ampia trattazione e più articolata teorizzazione grazie soprattutto all'opera teorica di Hermann Gorter.

Note
(1) Il Partito Operaio Socialdemocratico Olandese (SDAP) si era scisso e l'estrema sinistra, attorno alla rivista "Die Tribune", antiparlamentarista e antisindacalista era stata espulsa. Il Gruppo Tribunista del quale facevano parte Gorter, Pannekoek, H. Roland-Holst nel 1909 si organizzò nel Partito Socialdemocratico (SDP) che allacciò rapporti amichevoli coi sindacalisti olandesi. I Tribunisti furono espulsi anche dalla Seconda Internazionale nella riunione del 9.11.1909 con una risoluzione che provocò l'intervento energico in loro favore di Lenin. La parabola politica dei tribunisti sfociava, il 18 nov. 1918, nella costituzione, per primi in Europa, del Partito Comunista Olandese.
(2) Articolo apparso sull'"Ordine Nuovo", n. 43 dell'aprile 1920 senza firma ma attribuibile a Henriette Roland-Holst poiché appare, firmato da lei, nello stesso periodo, su "Le Phare".
(3) Il Segretario di Berlino fu voluto esplicitamente da Lenin che ne affidò la costituzione al comunista bavarese Thomas aiutato dalla stesso Radek, allo scopo di mantenere i contatti tra l'Internazionale Comunista e la Germania; esso fu sin dall'inizio sotto la diretta influenza di Levi e del suo gruppo. Il gruppo direttivo, formato da Thomas col sistema della cooptazione si componeva infatti, oltre dei già citati Thomas, Levi e Radek, di Thalheimer, Bronsky, E. Fuchs e Willy Münzenberg.
(4) Si confronti la relazione tenuta da Levi durante la conferenza segreta tenuta a Francoforte dall'ala destra e dal centro della KPD durante la quale, proprio sulla base di tale relazione, si decide di espellere la Sinistra al prossimo Congresso che si sarebbe poi, effettivamente tenuto ad Heidelberg.
(5) Confrontare il "Bulletin of Provvisional Bureau im Amsterdam of the Communist International", February 1920, n. 1, pp. 1-4; tesi riportate nell'appendice documentaria del presente lavoro. Esse furono anche pubblicate su "Comunismo", marzo-aprile 1920, n. 13, pp. 898-906, ma indicate come risoluzioni della Conferenza e prive dei chiarimenti alle tesi sul parlamentarismo chiaramente in contrasto con l'indirizzo elezionista di Serrati.
(6) Ibidem; tesi n. 4, Lenin, nella sua critica all'ultra-sinistra olandese farà riferimento proprio a queste tesi del B.diA.
(7) Ibidem: Chiarimenti sulla questione del parlamentarismo.
(8) Ibidem: Chiarimenti sulla questione del parlamentarismo.
(9) Ibidem: Chiarimenti sulla questione del parlamentarismo.

(tratto da Enzo Rutigliano, op. cit., pp. 17-20 e 265n-266n)

lunedì 15 febbraio 2010

La Conferenza Internazionale di Amsterdam (1974), di Enzo Rutigliano

Nel gennaio 1920 la situazione politica a Berlino non era delle migliori per ospitare una conferenza internazionale. Il 13 gennaio la polizia aveva sparato con le mitragliatrici sulla folla che manifestava davanti al Reichstag per i Consigli uccidendo 42 persone tra i dimostranti.(1)
Il Bureau decide dunque di far svolgere la conferenza ad Amsterdam nei primi giorni di febbraio. Cominciarono così ad arrivare in Olanda i delegati dei Partiti Inglesi ed Americani; i comunisti tedeschi non riuscirono ad avere in tempo utile la comunicazione tranne che per un delegato dell'opposizione di sinistra (futura KAPD) che rappresentò il Partito per intero.
Il 3 febbraio si apriva così la conferenza di Amsterdam con un ordine del giorno in 13 punti che includeva tutti quanti i temi dibattuti in quel periodo nella Terza Internazionale.
Erano rappresentati con diritto di voto i seguenti partiti: American Communist Party (L. Fraina, Nosowsky); Shop Stewards (Murphy); British Socialist Party (Willies, Hodgson); Workers Socialist Federation (Sylvia Pankhurst); KPD (Stuker); Gruppo Comunista Belga (Van Overstraeten); Partito Comunista Olandese (Gorter, Roland-Holst, Rutgers, De Visser, van Leuven, Bouman, Wijnkoop, Marmoury).(2)
Dieci rapporti sulla situazione di altrettanti paesi furono preparati per l'occasione e successivamente inviati a tutti i partiti aderenti alla Terza internazionale.(3)
Lo svolgimento della Conferenza e le risoluzioni finali sanzionarono definitivamente l'esistenza nell'Internazionale Comunista di due tendenze, una di Sinistra, le cui argomentazioni teoriche avevano come base la fiducia in un prossimo sbocco rivoluzionario della crisi dell'Europa occidentale e dunque affermante la necessità di chiarezza rivoluzionaria e netta opposizione verso tutte le istituzioni riformistico-borghesi, dal Parlamento al Sindacato,(4) una "Destra" che sosteneva invece la necessità di una tattica più elastica e di un lavoro paziente di infiltrazione dei comunisti in tutti gli organismi borghesi. Alla base della prima tendenza vi era inoltre la convinzione della profonda differenza tra l'Occidente capitalistico e la Russia basata sulla diversa rilevanza che nella strategia rivoluzionaria avevano i contadini poveri, classe sociale quasi del tutto inesistente in Europa Occidentale e, comunque non includibile nelle alleanze della classe operaia, che, anzi, per Gorter, doveva abituarsi a contare solo sulle proprie forze. La tattica, conseguentemente, dato che non ci si doveva aspettare nessuna alleanza doveva essere volta alla chiarezza dei fini e dei mezzi, dunque fondata sulla negazione di qualunque compromesso. In ogni caso, la conferenza di Amsterdam segnò un momento importante per la Sinistra Comunista; un momento tuttavia destinato a non avere un seguito, purtroppo, se si eccettua il tentativo di costruire un'alternativa però al di fuori e contro la Terza Internazionale, costruito dalla Internazionale Comunista Operaia voluta da una parte della KAPD. Tentativo che, se riuscito, avrebbe sottratto la Terza Internazionale all'influenza del partito bolscevico che la trasformò da strumento della Rivoluzione mondiale a strumento della difesa dello Stato sovietico.
Il Comitato Esecutivo dell'Internazionale Comunista non tardò a reagire energicamente al pericolo per la Destra espresso dalle risoluzioni della Conferenza di Amsterdam e nei primi giorni di aprile tenne una riunione a Pietrogrado che approvò all'unanimità una risoluzione con la quale si annullava il mandato al Bureau di Amsterdam attribuendo le sue funzioni al Segretariato di Berlino.(5) La notizia non venne però diffusa se non il 15 maggio quando la radio Sovietica attaccò il Bureau concludendo che il suo mandato era revocato. La condanna ufficiale e definitiva si ebbe a Mosca durante il 2° Congresso dell'Internazionale Comunista dal 19 luglio al 7 agosto, Zinoviev s'incaricò di pronunciare la scomunica nella sua relazione sull'attività del Comitato Esecutivo. Disse che il Bureau di Amsterdam aveva favorito la scissione del Movimento Operaio tedesco e contribuito ad aumentare la confusione nel proletariato europeo. Concluse chiedendo garanzie per il futuro individuandole nella precisa subordinazione che tali uffici internazionali avrebbero dovuto tenere rispetto al CE.(6) Dallo stesso CE fu escluso il Partito Comunista Olandese: la lezione era stata capita a fondo dai russi.

Note
(1) Confrontare A. Rosenberg, Storia della Repubblica Tedesca, Leonardo, Roma, 1945, pp. 109-116.
(2) Un resoconto dettagliato della Conferenza apparve sul 2° ed ultimo bollettino del Bureau, nel marzo 1920.
Notizie più varie sui Partiti Comunisti citati, possono essere trovate su: G.D.H. Cole, vol IV, nonché su vari articoli apparsi su l'"Ordine Nuovo" nello stesso periodo.
(3) I rapporti sono consultabili presso l'Istituto Internazionale di Storia Sociale di Amsterdam in inglese, francese, tedesco. (Archivio coll. Int. 101, Komintern, Amsterdam SUB-Bureau).
(4) Per un'analisi accurata ma "destra" delle divergenze tra "estremismo storico" e "leninismo", "Critica marxista", 1971, n. 1, pp. 152-177.
(5) Cfr. "L'Internationale Communiste", mai 1920, n. 10, pp. 1705-1708.
(6) "Rapport du Comitée Exécutif au deuxieme Congresse de l'IC".

(tratto da Enzo Rutigliano, op. cit., pp.21-23 e 266n)

sabato 13 febbraio 2010

L'Azione di Marzo (1974), di Enzo Rutigliano

Il 1921 è l'anno degli ultimi tentativi delle avanguardie più coscienti del proletariato di portare a compimento la Rivoluzione; l'Azione di Marzo in Germania, la rivolta di Kronstadt, gli scioperi di Pietroburgo, le rivolte contadine nell'Ucraina etc...; nel 1923 le condizioni della rivoluzione non ci saranno più, della rivoluzione intesa come rivoluzione totale e soprattutto internazionale, ma nel '21 esse ci sono ancora.
E' in questo modo che va letta l'Azione di Marzo, essa è parte di questo movimento e infatti i gruppi che vi prendono parte inizieranno a sfaldarsi e ad entrare in una fase gruppuscolare a partire dalla sua sconfitta.
Nello stesso atteggiamento dell'Internazionale Comunista e più ancora nella figura di Radek si può scorgere una doppiezza di giudizio rispetto alle possibilità della rivoluzione nel 1921: da una parte essa si chiude e si giudica chiusa reprimendo Kronstadt, dall'altra la si giudica ancora possibile in Germania almeno nei giorni immediatamente prima dell'azione stessa: non a caso si manda Bela-Kun in Germania. Quest'ultimo, insieme a Pogany e Gularsky rappresenta questa nuova tendenza nell'Internazionale ispirata da Radek che acquista credibilità momentanea nel periodo che va dal gennaio al marzo 1921, periodo segnato dalla crisi politica del partito comunista russo che vede il profilarsi della "Opposizione Operaia". Questa crisi verrà superata con il X Congresso del partito che vedrà la vittoria dei leninisti, ma precedentemente, mentre appunto l'esito della crisi è incerto, appare la tendenza decisa a "forzare il destino della Rivoluzione".
All'inizio di marzo arrivano a Berlino i "Turkestaner" e subito vi ispirano un'azione al vertice intesa a dare in mano alla Sinistra della VKPD la direzione del Partito. La tendenza Frölich-Thlheimer, tendenza di sinistra che dirige la VKPD compie in questo periodo vari tentativi di avvicinamento alla KAPD verso il quale tutto il partito in questo periodo particolarmente "caldo" è attratto. Verso il 15 marzo una serie di tumulti hanno luogo nella Germania centrale come reazione alla legge sulla resa delle armi che gli operai avevano tenuto dalla guerra e dalla rivoluzione del '18-'19.
La direzione della VKPD lancia un appello in tale occasione col quale invita apertamente gli operai a rovesciare con la forza il governo. Secondo il piano i disordini verificatisi nella Germania Centrale dovevano essere l'inizio di un piano insurrezionale che doveva estendersi per tutto il paese. Una volta iniziati gli scontri la "Rote Fahne" richiama apertamente all'insurrezione. Da parte loro i kapdisti si lanciano subito armati nell'azione ed esultano allo spettacolo del "proletariato (che) parla da sé. Le masse della VKPD agiscono secondo le nostre parole d'ordine. Esse hanno costretto i loro propri capi".(1) I due partiti si lanciano nella lotta in comune e secondo le stesse parole d'ordine.
La Germania Centrale è l'area geografica-politica dove ha luogo l'Azione. Il distretto Halle-Mansfeld è l'ultimo bastione rivoluzionario della Germania una volta schiacciata la resistenza della Ruhr. Le miniere di rame di Mansfeld e le industrie chimiche moderne di Leuna costituiranno il campo d'azione del movimento. Dal 1918 gli operai di queste fabbriche erano rimasti armati e la regione risultava essere la zona rossa della Germania dove la VKPD contava 6.000 membri, l'USPD alle ultime elezioni aveva ricevuto 200.000 voti cioè più degli altri due partiti operai messi insieme. Infine le industrie chimiche di Leuna con 25.000 operai per lo più armati, fornivano 2.000 militanti delle AAU-KAPD. La zona doveva essere prima o poi "pacificata" e infatti Hörsing, Oberpräsident della Sassonia, col pretesto che vi si erano verificati assalti alle banche e alle casse delle aziende da parte di bande armate,(2) il 16 marzo decide di fare intervenire gli "Schupos", polizia di sicurezza anti-operaia.
Non conoscendo questa decisione, la direzione unificata delle organizzazioni di lotta VKPD-KAPD, in seguito ai primi scontri, giudicando essere giunto il momento propizio, lanciano l'appello all'insurrezione.
Nella notte tra il 19 e il 20 la direzione decide di lanciare la parola d'ordine dello sciopero generale dopo che la polizia proveniente da Berlino è però intervenuta pesantemente nella zona di Mansfeld il giorno prima. Contemporaneamente, il 21, a Berlino attentato alla Colonna della Vittoria da parte dei reparti di lotta della VKPD-KAPD che cominciano anche gli assalti ai tribunali e alle prefetture a Falkenstein, Dresda, Freisberg, Lipsia, Plannen etc. La gran massa del proletariato urbano però non si muove, a parte nelle zone calde della Ruhr, di Berlino e Amburgo. Tuttavia nella regione di Halle, lo sciopero generale è compatto e vi prendono parte attiva anche gli impiegati dei servizi. Quella che doveva costituire la spina dorsale dell'insurrezione, le fabbriche di Leuna, non riescono ad andare al di là dello sciopero in caso che gli "Schupos" si avvicinino alle fabbriche per disarmarli. Si assiste così all'evidenziarsi dell'essenza stessa e schietta del carattere tutto interno alla fabbrica e all'organizzazione del lavoro della maggioranza del movimento operaio tedesco. Gli stessi operai di Leuna, gestionisti e tutti intenti alla difesa del posto di lavoro e della loro fabbrica, condannano in questi giorni le azioni delle formazioni armate del tipo di quella di Max Hoelz(3) che operano nella zona, formata in gran parte da elementi disoccupati che vivevano nell'illegalità appartenenti quasi tutti alla KAPD o d'accordo con la sua politica. Sono questi i veri protagonisti dell'azione rivoluzionaria; tuttavia secondo Gilbert Badia(4) gli operai di Leuna trascorsero lo sciopero costruendo un treno blindato.
Il 22 marzo giunge nella zona Max Hoelz e insedia il comando delle sue formazioni, forti di 2.500 elementi nelle miniere di Mansfeld. Plattner con un'altra formazione vi operava già da qualche giorno; esistevano però diversi altri commando. Questi furono i veri dirigenti dell'Azione di Marzo. La direzione VKPD-KAPD si limitò a lanciare le parole d'ordine iniziali ma non ebbe nessuna reale influenza sugli avvenimenti.(5) D'altro canto il Consiglio operaio di Leuna aveva eletto una direzione dello sciopero nella fabbrica che sostituiva il precedente Consiglio, formata da due kapdisti e da due VKPD presieduta dal kapdista Utzelmann; quest'ultimo si rivelò d'accordo con gli operai nel non andare al di là della difesa della fabbrica e nel giudizio negativo sulle azioni armate. Il 22 arriva sul posto Eberlein, comandante delle forze di combattimento della VKPD che tenta di forzare l'azione e la combattività delle masse cercando di effettuare falsi rapimenti di dirigenti e azioni di sabotaggio. Non viene però seguito e uguale sorte toccherà a Bela-Kun ma anche a Rasch e Jung della KAPD. Tuttavia ad Eisleben i minatori attaccano la polizia e l'assediano, e bloccano l'arrivo dei rinforzi nei giorni successivi; nel resto della Germania solo i portuali di Amburgo organizzati nelle AAU si scontrano con la polizia. Il 24 il presidente del Reich decreta lo stato d'emergenza nella Sassonia. Il 25 la Centrale della KAPD e della VKPD proclamano lo sciopero generale del Reich fino alla presa del potere. Secondo la stessa direzione unificata si avranno 1 milione circa di scioperanti (Amburgo, Ruhr, Berlino più la Germania Centrale); in realtà si trattò di 300.000 scioperanti con tendenze all'insurrezione solo a Berlino e nella Ruhr.
Il 28 marzo cade Leuna. La polizia attacca la fabbrica, e gli operai la difendono, alla fine si arrendono: ci saranno circa 40 morti e migliaia di arresti.
Il 31 marzo la Centrale della VKPD ritira la parola d'ordine: la KAPD rimane sola.
Nei mesi successivi all'azione si determina al riguardo, una duplice interpretazione. Per la KAPD essa è stata un'azione spontanea del proletariato, anzi, addirittura la prima offensiva cosciente dei proletari della Germania. Per la direzione VKPD come per Lenin e per l'Internazionale, essa era stata un'azione putschista e come tale veniva criticata nell'insufficiente preparazione militare; quest'ultima interpretazione ne sottende un'altra, e cioè che per l'Internazionale l'Azione era stata voluta e determinata dalla VKPD e non dal proletariato tedesco. Come si vede nell'interpretazione dell'Azione ritornano tutti i motivi che avevano diviso i due partiti e l'Internazionale dalla KAPD.
La KAPD difenderà fino in fondo quest'azione e incondizionatamente perché difendendo essa difende la giustificazione della sua esistenza. Secondo noi è interamente giusto che la KAPD rivendichi non tanto la paternità militare e organizzativa (che fu d'altri: ribelli in gran parte rimasti sconosciuti) quanto quella teorico-politica; e questo se si analizza appena la composizione sociologica di quanti e come presero parte all'azione. In effetti l'azione ebbe un duplice carattere: da una parte essa fu rivoluzionaria cioè contro l'ordine delle cose esistenti e lo fu nella misura in cui i sottoproletari si organizzarono in bande armate agli ordini di militanti radicali come Max Hoelz, dall'altra essa fu l'ultimo tentativo di contrastare un processo già in atto che vedeva il declassamento e la riduzione ad operaio massa proprio di quei proletari operai-specializzati di fabbriche come quelle di Leuna. Questa lettura dell'azione ci consente di spiegare l'atteggiamento degli operai di quest'ultima fabbrica; si noti anche che le divisioni all'interno di quest'ultima non comprendevano il giudizio sull'azione, dal momento che i militanti dell'uno e dell'altro partito, con Utzelmann in testa, erano contrari alla rivoluzione semplicemente perché i loro interessi erano diversi da quelli dei disoccupati che fuori dalla fabbrica combattevano in formazioni armate. Nell'Azione di Marzo è evidente il duplice carattere del movimento operaio tedesco. La tendenza non-gestionista è perdente.
La tendenza gestionista che investe un arco amplissimo e apparentemente in contrasto che va dall'SPD-co-gestione a Rühle-autogestione generalizzata, è perdente anch'essa. La prima è perdente per le insufficienze oggettive del movimento reale. La seconda è perdente perché nessun momento esce dal terreno del capitale per portarsi su quello rivoluzionario marxista. Essa, nel migliore dei casi, (Rühle) riesce a concepire un'autogestione generalizzata dei rapporti di produzione capitalistici; cioè, finalmente, la realizzazione reale della democrazia. L'altra, quella marxista, quella della KAPD è per la distruzione dei rapporti di produzione capitalistici. Il dramma è che la società borghese non aveva esaurito ancora tutte le sue funzioni.

Note
(1) "Kommunistische Arbeiter-Zeitung".
(2) Azioni di questo tipo erano nel programma di autofinanziamento della KAPD che se ne serviva per pagare la stampa di partito e la sua copiosa attività editoriale soprattutto in brochures.
Cfr. H.C. Maijer, Il movimento dei consigli in Germania. Sta in "Politikon", n12/1972.
(3) Max Hoelz, (1889-1933). Operaio di origine operaia, non si occupa di politica fino al ritorno dal fronte nel '18 quando, disoccupato, partecipa al movimento dapprima nella USPD poi nella KPD(S). Durante la rivoluzione di novembre organizza formazioni armate mobili; nel 1920 viene espulso dal partito ed aderisce alla KAPD alla direzione del quale manda il bottino delle sue formazioni militari. La sua figura è estremamente popolare tra i militanti tedeschi per via della sua tattica un po' ingenua, alla Robin Hood di prendere ai ricchi (banche, uffici postali, casseforti delle fabbriche) e dare ai poveri. La sua figura e lo spazio dato al suo culto sono la misura dell'immaturità del proletariato in quel periodo. Le sue azioni consistevano per lo più nella liberazione e nella distruzione di archivi giudiziari. La taglia sulla sua testa è di 30.000 marchi; sarà catturato nel marzo del '21 e condannato all'ergastolo. Il partito comunista ne farà un eroe leggendario finché rimane in galera. Una volta liberato diventa scomodo e viene inviato nel '33 a Mosca dove sarà eliminato dalla GPU.
(4) G. Badia, Histoire de l'Allemagne Contemporaine, vol. I, Edition Sociales, Paris.
(5) H.M. Bock, Syndicalismus und Linkscommunismus, Verlag Anton Haim, Meisenheim am Glan, p. 302.

(tratto da Enzo Rutigliano, op. cit., pp.48-53 e 271n-272n)